La persistenza del passato nelle opere di Giancarla Frare

Nel Casino dei Principi di Villa Torlonia un’antologica dedicata all’intera carriera della pittrice, disegnatrice, incisora e fotografa

«Senza titolo» (2019), di Giancarla Frare
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

Dal 25 gennaio al 5 maggio, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, una mostra antologica di Giancarla Frare, dispiega, sotto il titolo «Abitare la distanza», il suo quarantennale volo nel tempo interiore della memoria. Curata da Antonella Renzitti, l’esposizione percorre a ritroso, dalle opere ultime a quelle di gioventù, uno scandaglio della percezione della persistenza del passato. Della pittrice, disegnatrice, incisora e fotografa, la mostra presenta da subito un’opera video recente, che perlustra in soggettiva il Castello medievale di Apice, presso Benevento, dove Giancarla Frare trascorse l’infanzia.

Quelle pietre antiche, smangiate dal tempo, saranno l’archetipo di tutte le pietre raffigurate, fotografate o evocate dall’artista in molteplici cicli tematici, spesso mediante innesti fotografici all’interno di ampie ed essenziali campiture pittoriche intrise di ombre. Il contatto con le pietre gravide di tempo di Napoli (dove frequenta negli anni ’70 l’Accademia di Belle Arti) e di Roma (dove si trasferisce a vivere nel 1986), introdurranno nelle sue composizioni l’immagine del frammento litico vissuto come portatore di una storia universale che si fa anche individuale.

In un’altra video-opera del 2010, Gina, centenaria analfabeta che ha perso il ricordo di sé e della sua storia individuale, recita alla perfezione i versi della «Divina Commedia» imparati in gioventù: l’oblio si dimostra una volta di più una forma di selezione. Queste contraddizioni della psiche e della vita fanno parlare la curatrice di «un mondo espressivo tra geologie dell’origine e archeologie post umane». Supporto quasi unico della pittura di Giancarla Frare è la carta, materiale che si impone, nell’immaginario dell’artista, come parente docile della pietra, e quindi suo complementare. Altra componente della creatività di Giancarla Frare è la parola, quella sua, che adotta in qualità di poetessa, e quella di autori come Hugo von Hofmannstahl e Georg Trakl, cui l’artista ha dedicato ampi cicli delle sue visioni (ora in parte in collezione presso l’Istituto centrale per la grafica).

Importanti anche le parole dei filosofi, come quelli dell’amatissimo Bergson o di Pier Aldo Rovatti, da un cui saggio è tratto il titolo della mostra, «Abitare la distanza», intesa in senso anche temporale. Il catalogo della mostra edito da Campisano reca le parole, oltre che della curatrice Renzitti, di Daniella Fonti, Nicoletta Cardano, Franco Fanelli, Ida Porena e della stessa artista, in un’ampia intervista.

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