La Norma Mangione Gallery chiude

Lo spazio torinese cessa l’attività e nei suoi locali si trasferisce l’Archivio Salvo dando il via a un nuovo corso durante il quale si avvicenderanno mostre in relazione con l’opera del maestro siciliano

Norma Mangione © Perottino-Piva-Botallo/ Artissima_2019
Monica Trigona |  | Torino

Durante l’art week torinese è arrivata alle orecchie di alcuni addetti ai lavori la notizia che la Norma Mangione Gallery a breve avrebbe cessato la sua attività. Lo spazio torinese aperto da Norma Mangione in via Matteo Pescatore con la prima mostra personale in Italia di Ruth Proctor, artista inglese che si esprime con differenti media, negli anni ha coltivato il talento di autori dal profilo internazionale, molti di stanza a Berlino (Michael Bauer, Raphael Danke, Daniel Faust, Viktor Kolář, Bernd Ribbeck, solo per citarne qualcuno), e proposto variamente la ricerca del maestro siciliano Salvo (Leonforte, 1947-Torino, 2015; padre della gallerista, Ndr). La chiusura di uno spazio così interessante, fonte di stimoli e aperture all’arte contemporanea più di ricerca, ha destato diversi interrogativi tra gli art lover. Abbiamo interpellato proprio Norma Mangione per capire quali i motivi alla base di questa scelta.

Ha fondato la Norma Mangione Gallery quasi 15 anni fa. Cosa ricorda di quegli esordi?
Ricordo l’entusiasmo, le ore passate a pensare uno spazio, un nome, i dettagli (il logo, i bigliettini da visita…) e le cose grandi, le mostre e gli artisti da coinvolgere, quando all’inizio non avevo neanche un sito. Avevo quel po’ di inesperienza che però mi ha permesso di fare le cose a modo mio. All’inizio ero da sola; dopo i primi mesi ho iniziato a collaborare con altre persone e a fare stage, attraverso i quali ho conosciuto delle persone fantastiche. La galleria è stata accolta da subito molto bene.

Da allora ha notato dei cambiamenti nel mercato italiano?
Non saprei come rispondere, perché la mia galleria non ha mai seguito i trend del mercato. Ho sempre inteso la vendita come uno strumento per permettere agli artisti di poter vivere grazie al loro lavoro e alla galleria di poter continuare a ospitare le loro opere. Ognuno degli artisti con cui ho lavorato è stato sostenuto da un gruppo di collezionisti che li ha seguiti nel tempo. Quindi dal mio punto di vista non esiste un mercato, ma esistono molti mercati che si muovono su livelli diversi.

L’Archivio Salvo è nato nel 2016 per tutelare e promuovere la ricerca di un grande autore che ha lasciato un segno nella recente storia artistica italiana. Immagino non sia stato semplice conciliare l’attività della sua galleria con l'impegno dell’archivio..
Non avrei mai potuto se nell’Archivio non ci fosse stata fin dall’inizio la presenza costante di mia madre Cristina Tuarivoli. E, oltre ad aver collaborato per singoli progetti con alcuni ricercatori e curatori, dal 2019 lavoriamo con Clara Dagosta, che adesso è la direttrice dell’Archivio.

Oggi è giunta alla decisione di interrompere con l’attività della galleria. Ci vuole spiegare le motivazioni?
La crescente attenzione sul lavoro di Salvo ha portato anche una crescita di impegno e responsabilità e non riuscivo più ad avere la giusta energia mentale per fare le due cose. È stata una scelta dolorosa ma necessaria. Una galleria, per quanto piccola, richiede impegno, progettualità e forza, e credo che a volte sia necessario ammettere i propri limiti e concentrarsi su una cosa per farla bene.

Il futuro dell’Archivio Salvo proprio nei locali della Norma Mangione Gallery. È un modo per far dialogare la precedente esperienza con una visione «diversa» dell’archivio? Progetti in vista per il nuovo Archivio Salvo?
L’Archivio ha sempre collaborato con altri artisti, che sono stati i primi e più importanti sostenitori di Salvo. Abbiamo annunciato la sua apertura nel 2016 con una mostra di Jonathan Monk, con le sue opere dedicate a Salvo. Il nostro è un archivio che non si occupa solo di riordinare e studiare il passato, ma anche di interagire col presente e con l’eredità intellettuale che Salvo ha lasciato negli artisti di oggi. Nella nuova sede dell’Archivio, vogliamo mantenere uno spazio che possa ospitare delle mostre che siano in relazione con l’opera di Salvo. Però mi prenderò un po’ di tempo per gestire questo cambiamento. Oltre a questo, il nostro grande progetto futuro è quello di realizzare un catalogo ragionato, che richiederà molto tempo e impegno.

© Riproduzione riservata Uno scorcio dell’Archivio Salvo
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