La grazia armata di Cristina

Antonio Paolucci ricorda Kirsten Aschengreen Piacenti

Antonio Paolucci |  | Firenze

Cristina Aschengreen Piacenti o della «grazia armata». Così io preferisco definire la mia collega e amica di tanti anni, scomparsa il 9 aprile. Danese di origine (ma nata nel 1929 a Madras, in India; Ndr), arrivò in Italia, a Firenze, attirata dall’arte e, come spesso succede alle ragazze di quella parte del mondo, insieme all’arte incontrò l’amore nella persona del giovane Franco Piacenti, diventato suo marito e poi ordinario di Chimica all’Università di Pisa.

Le cosiddette «arti minori» (avori e argenti, oreficerie e tessuti, porcellane e mobili) erano gli argomenti delle sue specializzazioni, la Reggia di Pitti e gli Archivi Medicei diventarono subito il suo terreno di elezione. Lo studio del collezionismo d’arte al tempo dell’Antico Regime, indagato nelle stratificazioni storiche presenti nelle pubbliche collezioni, inseguito e riconosciuto nei materiali erratici ovunque distribuiti e comunque posseduti, fu la stella polare che guidò le sue molte pubblicazioni specialistiche, le mostre, gli allestimenti museografici.

Nominata direttrice del Museo degli Argenti (ma meglio sarebbe chiamarlo Museo dei tesori medicei) trasformò questo Dipartimento della Reggia di Pitti a Firenze in un centro internazionale di studi e di ricerche, aperto ai colleghi di mezzo mondo, da San Pietroburgo al Getty di Los Angeles, da Monaco di Baviera a Stoccolma.

La «grazia armata», la meravigliosa efficienza, la capacità di guidare e di organizzare di una allora giovanissima Cristina ebbero modo di manifestarsi dopo l’alluvione del 1966, quando a lei venne affidata la direzione del laboratorio di restauro di Palazzo Davanzati, una struttura di emergenza, un vero e proprio «ospedale da campo» messo insieme reclutando gli artigiani di Firenze (mobilieri e doratori, argentieri e arazzieri, orafi ed ebanisti) e destinandoli a intervenire sul patrimonio di «arti minori» che le acque alluvionali avevano sommerso e devastato.

Con appassionato rigore, con efficiente amabilità, riscuotendo la stima professionale prima, poi la simpatia di un personale così eterogeneo, Cristina seppe governare l’atelier avventuroso, internazionale di Palazzo Davanzati. Dico «internazionale» perché, accanto agli artigiani fiorentini venuti dalle botteghe di via Maggio e di Borgo Tegolaio, c’erano i restauratori «prestati» dai musei e dalle istituzioni d’Europa e d’America.

La poliglotta Cristina tutti li conosceva, li guidava, li orientava. In seguito i saperi e i mestieri, dispiegati e perfezionati in Palazzo Davanzati, ebbero modo di entrare, per sanatoria, nei ruoli dell’Opificio delle Pietre Dure; quell’Opificio delle Pietre Dure che la volontà politica di Giovanni Spadolini (fondatore e primo titolare del Ministero dei Beni culturali) e la spregiudicatezza «corsara» di Umberto Baldini trasformarono, nel 1975, in un vero e proprio istituto centrale del restauro.

Bisogna riconoscere che Cristina Piacenti, questa raffinata studiosa di formazione e di frequentazioni internazionali, in grado di illustrare con inarrivabile competenza gli «exotica» e i «naturalia» del collezionismo mediceo (dalle maschere atzeche in giada alle porcellane d’oriente, alle ambre che il Foggini utilizzava e trasfigurava nei suoi mobili) aveva il genio della «politica». Intendo dire con questo che, in una Firenze ancora sonnolenta e insensibile a questi argomenti, Cristina Piacenti ebbe, prima di altri, la consapevolezza dei collegamenti che, con fruttuosi ritorni, si possono stabilire fra il mondo della cultura e quello delle economie di eccellenza; con il mondo del «saper fare».

Il capolavoro di Cristina, il suo lascito più importante alla città fu, negli anni Ottanta dello scorso secolo, la fondazione del Museo del Costume e della Moda, una realtà espositiva nel cuore della Reggia di Pitti, costantemente accresciuta da acquisizioni e donazioni incessanti, destinato a diventare vetrina e laboratorio, modello e stimolo, per il prestigio dell’industria della moda e dell’artigianato artistico fiorentino.

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