La Galleria delle Meraviglie di Torino

Inaugurata la Galleria Archeologica nella Manica Nuova di Palazzo Reale con opere fino ad ora relegate nell'Orangerie, al fondo di un percorso di visita che ne ha svilito la sua straordinaria natura

Galleria delle sculture Sala «Gli Etruschi» con la tomba dei Matausni Sala «L'Egitto ellenistico» Frammenti fenici e punici di stele funerarie Sala «I Greci» con i vasi a figure nere e rosse Rotonda degli imperatori Tavolette cuneiformi dalla Babilonia Meridionale
Laura Giuliani |  | Torino

Con l’apertura della Galleria Archeologica nella Manica Nuova di Palazzo Reale, Torino si è appropriata di un pezzo del suo passato, rimasto a lungo confinato negli spazi delle Serre Reali (Orangerie), al fondo di un percorso di visita che ne ha svilito la sua straordinaria natura.

Degli oltre 30mila reperti che compongono le ricchissime collezioni di antichità, una delle raccolte più importanti a livello europeo se non mondiale, ne sono stati selezionati circa un migliaio nel nuovo itinerario pensato per offrire molteplici percorsi di visita e spunti di riflessione. «Si restituisce alla città una radice identitaria» ha dichiarato Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali, all’inaugurazione della Galleria, cui hanno preso parte Massimo Osanna direttore generale dei musei, Gianfranco Adornato membro del comitato scientifico, i due curatori responsabili del progetto, l’architetto Filippo Masino e l’archeologa Elisa Panero, e Giovanni Tortelli dello Studio Gtrf (Tortelli Frassoni Architetti Associati), specializzato in allestimenti archeologici.

La visita ha inizio dall’atrio monumentale della Manica Nuova che si affaccia sui Giardini Reali tra l’ingresso della Galleria Sabauda e l’ingresso della neonata Galleria Archeologica a ricordare come la storia della città sia strettamente legata a quella di Casa Savoia. In un allestimento sobrio ed elegante e al tempo stesso rispettoso del valore antiquario delle opere, statue e ritratti di epoca romana (questi ultimi il nucleo più importante della collezione) brillano di una nuova luce lungo le pareti del corridoio centrale che rievoca la cosiddetta galleria delle meraviglie, presente all’interno dei palazzi delle corti del Cinquecento, dove tutto ciò che era antico destava stupore e curiosità, determinando la nascita delle prime raccolte antiquarie.

I primi a subire il fascino delle antichità furono proprio Emanuele Filiberto di Savoia (1553-80) e il figlio Carlo Emanuele I (1580-1630). Nella prima sala due opere «moderne» del XVI secolo, il misterioso busto di Iside «cabalistica» in marmo nero con i segni zodiacali sul volto e il piccolo fanciullo addormentato con le ali di Eros e gli attributi di Eracle con finte fratture e il piedino rotto ad arte, sono la dimostrazione di quel gusto per l’antico che si sviluppa a fine Cinquecento.

«Col passaggio al Settecento, spiega l’architetto Masino, le opere non sono più trofei da esporre ma fonti di conoscenza» ed è per questo che nel 1724 le collezioni, che si erano arricchite nel corso dei secoli grazie ad acquisizioni e donazioni, furono donate dal re Vittorio Amedeo II all’Università di Torino, affidando al veronese Scipione Maffei la sistemazione museale nel Palazzo della Regia Università. Un secolo dopo, nel 1824, troverà posto nell’ex Collegio dei Nobili la collezione egizia di Bernardino Drovetti, acquistata da Carlo Felice di Savoia.

Sono gli anni delle campagne di scavo a Cipro con Luigi Palma di Cesnola e suo fratello Alessandro (che riuniscono una delle raccolte cipriote più importanti del mondo, esposta di recente nella mostra «Cipro» allestita nelle Sale Chiablese), e in Iraq con Paul Émile Botta, console francese a Mosul e scopritore della civiltà assira: strepitosi i due rilievi in calcare alabastrino da lui donati al museo che ritraggono il re assiro Sargon II e un dignitario di corte provenienti entrambi dal palazzo di Khorsabad. Le antichità rimarranno insieme alle raccolte egizie fino al 1940, anno in cui queste ultime troveranno posto nell’attuale sede del Museo Egizio, mentre il Museo di Antichità sarà trasferito nel 1989 nelle Serre di Palazzo Reale.

«Il prossimo passo sarà proprio il recupero degli spazi delle serre destinandoli alla vita dei Musei Reali, a conferenze, eventi, laboratori di restauro e aule didattiche», ha dichiarato la direttrice Pagella, che in questi anni ha raccolto la sfida di riunire i cinque istituti, prima separati per gestione (Palazzo Reale, Armeria Reale, Biblioteca Reale, Galleria Sabauda, Museo di Antichità, insieme con i Giardini Reali), in un unico complesso, il Polo dei Musei Reali nato nel 2016.

Il progetto ha previsto anche il riordino dei percorsi di visita, non solo tra i singoli musei ma anche al loro interno, come nel Museo di Antichità il cui prossimo passo sarà la sistemazione del Padiglione dedicato ai ritrovamenti del territorio (progettato nel 1998 dagli architetti Gabetti e Isola) che va ad aggiungersi al Museo della città, allestito nel 2014 nei locali sotterranei adiacenti ai resti del teatro romano e della cattedrale paleocristiana.

Dalla galleria dei ritratti romani che termina con la rotonda dei busti degli imperatori, ci si affaccia nelle sale laterali per un viaggio alla scoperta delle antiche civiltà del Mediterraneo, da Cipro al Vicino Oriente, con escursioni in Libano Siria e nell’Egitto ellenistico fino in Mesopotamia, dalla Grecia a Cartagine attraverso l’Etruria e il mondo romano, con approfondimenti a corredo di ceramiche, sculture, stele, urne funerarie e altri manufatti.

Di grande impatto visivo la vetrina che propone in chiave moderna l’archivio delle tavolette cuneiformi antiche di oltre 5mila anni, i frammenti funerari fenici e punici e la tomba etrusca dei Matausni di Chiusi con la capostipite della famiglia. «Per avvicinarsi a questi reperti bisogna catturarli con qualcosa di attrattivo», spiega l’architetto Giovanni Tortelli, il cui prossimo progetto di allestimento archeologico sarà la sistemazione della villa romana di Desenzano. «Per noi architetti è importante riuscire a mantenere una coerenza formale di linguaggio, di materia e di forme, da declinare in virtù del materiale che abbiamo di fronte», aggiunge.

Tra i tanti capolavori esposti figurano le statue di divinità e sacerdotesse dell’isola di Cipro, l’Amazzone in basanite verde copia di un originale greco dello scultore Fidia, lo «psykter» a figure rosse di Euthymides, i ritratti di Cesare e Cleopatra dall’Egitto ellenistico insieme con il mosaico di Orfeo proveniente da Cagliari.

«Il nuovo allestimento, spiega Elisa Panero, offre una nuova e aggiornata lettura dei reperti del bacino del Mediterraneo, materiali mai visti e molti dei quali sottoposti a restauri molto approfonditi e meticolosi». La visita è libera, a ciascuno la scelta di intraprendere il proprio percorso, anche avvalendosi di approfondimenti digitali e di contenuti speciali, tattili e audiovisivi, presenti in ogni sala. «È stato un lavoro complesso e corale su più fronti nato nel 2018, aggiunge Filippo Masino, con il coinvolgimento di professionalità differenti, tra personale dei Musei Reali, restauratori architetti e ingegneri, catalogatori che hanno aggiornato il database della collezione e la partecipazione di ventuno ditte specializzate».

«Oggi un museo deve essere alla portata di tutti e comprensibile da parte di un pubblico variegato. In passato il museo era concepito dagli archeologi per gli archeologi. Questa concezione è ormai superata e la memoria che preserva va trasmessa e condivisa con le nuove generazioni, declinandola nel segno della contemporaneità», ha dichiarato Massimo Osanna. Ed è proprio il tema dell’accessibilità al centro della Galleria Junior, percorso destinato ai bambini, e della Galleria Live con le interviste ai protagonisti dell’imprenditoria, dello sport e della cultura, per raccontare da altre prospettive le emozioni suscitate dagli oggetti archeologici.

© Riproduzione riservata Dignitario di corte, regno di Sargon II di Assiria (721-705 a.C.), Khorsabad, Palazzo di Sargon II Statua di Zeus con testa di Asclepio, marmo, circa metà del II secolo d.C., da Roma Ritratto di Sargon II, sovrano degli Assiri dal 721 al 705 a.C., calcare alabastrino, Khorsabad, Palazzo di Sargon II
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