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Pittura, pittura, pittura. Figurativa, poi. Perché questo medium dato lungamente per spacciato, non solo è rinato ma conosce un sempre maggiore successo.
La mostra «On the Wall», curata da Demetrio Paparoni per BUILDING (dal 20 gennaio al 19 marzo), riunisce oltre 40 opere, in gran parte di grande formato, tutte realizzate per l’occasione o mai viste prima in Italia, di Paola Angelini, Rafael Megall, Justin Mortimer, Nicola Samorì, Vibeke Slyngstad e Ruprecht von Kaufmann, in quello che il curatore definisce «un tentativo di dare ordine al caos dei linguaggi contemporanei; tentativo reso vano dalla molteplicità dei fenomeni artistici», per loro stessa natura fluidi e mutevoli.
Unico criterio del curatore, oltre al loro solido curriculum, è stata l’adesione degli artisti alla figurazione, che tuttavia è declinata da ognuno con spirito, modi e linguaggi differenti.
Differenti del resto per età, nazionalità, formazione, sono gli artisti selezionati: Vibeke Slyngstad è nata a Oslo nel 1968 e pratica una pittura di paesaggio che guarda al Romanticismo, mentre Ruprecht von Kaufmann (Monaco, 1974) pesca nelle profondità più inquietanti dell’inconscio. Nicola Samorì (Forlì, 1977), da parte sua, reinterpreta con lo sguardo turbato del nostro tempo opere del ’500 e ’600, aggredendo le loro copie perfette con vere «torture» fisiche, e l’inglese Justin Mortimer (Cosford, 1979) intreccia immagini del web con materiali d’archivio, in un (dis)ordine destabilizzante.
I più giovani sono l’armeno Rafael Megall (Rafael Melikyan, Yerevan, 1983) e Paola Angelini (San Benedetto del Tronto, 1983), il primo dei quali traduce la natura in opulenti e coloratissimi pattern ornamentali, mentre la seconda mette in scena un mondo in bilico tra realtà e visione, guardando alla propria storia e a quella della pittura.
Rafael Megall, «Are there Mangy Cats», 2020 (particolare)
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