Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Rafael Megall, «Are there Mangy Cats», 2020 (particolare)

Image

Rafael Megall, «Are there Mangy Cats», 2020 (particolare)

La figurazione torna sui muri

Quaranta opere di sei artisti in un allestimento curato da Demetrio Paparoni per BUILDING

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Pittura, pittura, pittura. Figurativa, poi. Perché questo medium dato lungamente per spacciato, non solo è rinato ma conosce un sempre maggiore successo.

La mostra «On the Wall», curata da Demetrio Paparoni per BUILDING (dal 20 gennaio al 19 marzo), riunisce oltre 40 opere, in gran parte di grande formato, tutte realizzate per l’occasione o mai viste prima in Italia, di Paola Angelini, Rafael Megall, Justin Mortimer, Nicola Samorì, Vibeke Slyngstad e Ruprecht von Kaufmann, in quello che il curatore definisce «un tentativo di dare ordine al caos dei linguaggi contemporanei; tentativo reso vano dalla molteplicità dei fenomeni artistici», per loro stessa natura fluidi e mutevoli.

Unico criterio del curatore, oltre al loro solido curriculum, è stata l’adesione degli artisti alla figurazione, che tuttavia è declinata da ognuno con spirito, modi e linguaggi differenti.

Differenti del resto per età, nazionalità, formazione, sono gli artisti selezionati: Vibeke Slyngstad è nata a Oslo nel 1968 e pratica una pittura di paesaggio che guarda al Romanticismo, mentre Ruprecht von Kaufmann (Monaco, 1974) pesca nelle profondità più inquietanti dell’inconscio. Nicola Samorì (Forlì, 1977), da parte sua, reinterpreta con lo sguardo turbato del nostro tempo opere del ’500 e ’600, aggredendo le loro copie perfette con vere «torture» fisiche, e l’inglese Justin Mortimer (Cosford, 1979) intreccia immagini del web con materiali d’archivio, in un (dis)ordine destabilizzante.

I più giovani sono l’armeno Rafael Megall (Rafael Melikyan, Yerevan, 1983) e Paola Angelini (San Benedetto del Tronto, 1983), il primo dei quali traduce la natura in opulenti e coloratissimi pattern ornamentali, mentre la seconda mette in scena un mondo in bilico tra realtà e visione, guardando alla propria storia e a quella della pittura.

Rafael Megall, «Are there Mangy Cats», 2020 (particolare)

Ada Masoero, 19 gennaio 2022 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Tra Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia-Milano va in scena un dialogo tra i maestri del movimento con gli «eredi» internazionali e gli «allievi» multidisciplinari del XX e XXI secolo

Nel Castello Sforzesco piccoli gruppi potranno accedere al cantiere della Sala delle Asse, il cui restauro proseguirà fino alla primavera 2027. Nel frattempo inaugura «Intorno a Leonardo», la sala XXI del museo

Alla Galleria Mazzoleni di Milano una personale che trasforma spazio, luce e misura in strumenti di pensiero, tra illusione percettiva e mondo platonico

Pubblicata da Allemandi, la nuova edizione aggiornata è stata anche ripensata secondo gli attuali modelli museologici. E mentre si attende la mostra organizzata in collaborazione col Metropolitan Museum di New York, costruita intorno a un capolavoro di Panini, la direttrice Alessandra Quarto annuncia il riallestimento del Salone Dorato, dove sono riuniti i capolavori rinascimentali della collezione: Bellini, Mantegna, Piero della Francesca, Botticelli e la «Dama» del Pollaiolo, diventata il simbolo del museo

La figurazione torna sui muri | Ada Masoero

La figurazione torna sui muri | Ada Masoero