La «bomba» di Art Basel scuote la Francia

Lo sfratto di Fiac dal Grand Palais dopo 47 anni è stato uno shock per la scena delle gallerie francesi. Ecco che cosa si nasconde dietro questa mossa

Illustration © Katherine Hardy
Georgina Adam |  | Parigi

La notizia che Art Basel ha sfrattato la Fiac dal Grand Palais, dopo 47 anni, ha avuto sul mercato dell’arte francese l’effetto di una bomba. Il cambiamento potrebbe segnare la fine dell’evento gestito e organizzato dall’olandese Rx: «Possediamo il nome e il marchio della fiera e stiamo riflettendo sul futuro, ma è troppo presto per dirlo», ha detto il presidente di Rx Michel Filzi.

Non è un segreto che Rx non avesse buoni rapporti con l’Rmn-Grand Palais (Reunion des Musees Nationaux-Grand Palais), che affitta l’edificio. Attualmente Rx deve al Grand Palais 630mila euro per l’affitto dello spazio per le due fiere del 2021, Fiac e Paris Photo, che non si sono svolte a causa della pandemia. «Abbiamo già intentato una causa contro Rmn-Grand Palais per aver rotto il contratto e stiamo pensando di intentarne un’altra, per il momento è tutto ciò che posso dire», aggiunge Filzi.

Ma neanche l’immagine di Art Basel ne esce indenne. Il critico Daniel Hug, direttore di Art Cologne, ha scritto sul suo account Instagram: «Mch Group (società madre del marchio Art Basel) è interessata solo a fare soldi e a mantenere Art Basel la fiera numero uno al mondo... significa che Parigi non avrà mai una fiera d’arte di pari levatura rispetto a quella di Basilea».

C’è da chiedersi quante gallerie francesi figureranno nella nuova fiera. Alcune hanno già espresso il timore di non entrare, anche se Mch promette una «forte presenza» di gallerie francesi. E c’è inoltre la preoccupazione che Fiac possa perdere la sua identità di alternativa più sofisticata a Frieze London. Mch trasformerà l’appuntamento in un marchio Art Basel omogeneo com’è successo ad Art Hong Kong dopo il 2013?

Alcuni, tra cui figure di spicco come Kamel Mennour, ritengono invece che l’acquisizione di Basilea sia positiva per Parigi e che la preminenza e la riconosciuta efficienza del gruppo produrranno una fiera migliore.

Chissà se potrà entrare a far parte del team di Art Basel la direttrice uscente di Fiac, Jennifer Flay, non da tutti apprezzata, ma alla quale tutti riconoscono la trasformazione della fiera in un’operazione di successo. Al momento si sta «prendendo una pausa», fa sapere il portavoce di Rx che il 3 febbraio ha annunciato il nuovo direttore della Fiac: Florence Bourgeois, capo di Paris Photo.

Anche per Londra la notizia è negativa. Grazie a una serie di nuove istituzioni aperte, Parigi sembra sempre più destinata a riguadagnare gran parte dell’importanza nel mercato dell’arte che aveva perso dagli anni ’50. La Bourse de Commerce di Francois Pinault, il trasferimento della Fondazione Cartier in una nuova enorme sede accanto al Louvre nel 2024, l’Hotel de la Marine in Place de la Concorde, le gallerie straniere che stanno aprendo una sede (David Zwirner, Mariane Ibrahim e White Cube) e l’espansione di gallerie come Mennour e Perrotin.

Da quando ha ricevuto finanziamenti dalla società di investimento privata Lupa Systems di James Murdoch, Mch sembra aver invertito il suo precedente ridimensionamento e sta rafforzando la sua rete: possiede già Masterpiece Londra e ha acquistato una quota del 15% nella Singapore fiera Art SG. Questo il piano, secondo Daniel Hug che su Instagram conclude: «Dieci milioni di euro per sbaragliare la concorrenza per James Murdoch sono noccioline».

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