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Il Valadier indebitato e suicida

Il catalogo completo dell’attività dell’orafo nel volume di Alvar González-Palacios e in una mostra alla Frick

Luigi Valadier, Tempio di Mercurio, Museo Archeologico Nazionale di Madrid. A destra la copertina di «Luigi Valadier: Splendor in Eighteenth-Century Rome»

New York. Due importanti acquisizioni relative all’argentiere e scultore romano Luigi Valadier, ovvero il Registro manoscritto contenente la descrizione dei lavori esistenti nella bottega dei Valadier compilato nel 1810 e un vaso in marmo rosso montato in argento dorato, effettuate dalla Frick Collection di New York, hanno dato lo spunto al direttore del Museo, Ian Wardropper, di allestire lo scorso autunno una mostra sul celebre orafo romano curata da Alvar González-Palacios che dell’artista è oggi il maggior esegeta, come dimostra il corposo volume che accompagna l’esposizione.

Dopo le pioneristiche ricerche di Costantino Bulgari e di Teresa Leonor M. Vale (Allemandi, 2017), è merito dello studioso aver evidenziato il ruolo primario di Luigi Valadier nel contesto culturale e artistico della Roma settecentesca, meta indiscussa di artisti, conoscitori e facoltosi aristocratici in cerca di emozioni estetiche e di tutte quelle opere d’arte, antiche e moderne, che potevano assecondare i loro raffinati gusti enciclopedici.

Come un altro grande artefice nel campo delle sontuose arti decorative settecentesche, Luigi Siriès, direttore della Manifattura Granducale delle Pietre Dure, anche Valadier era figlio di un orefice francese che, invece della Firenze degli ultimi Medici scelse Roma come sede della sua attività, ma entrambi ebbero il merito di aver aggiornato il gusto tardo barocco, ancora largamente presente negli Stati italiani intorno alla metà del XVIII secolo, seguendo i nuovi canoni stilistici propri della rocaille internazionale.

In particolare Luigi Valadier seppe fondere magistralmente le scenografiche invenzioni barocche all’interno di raffinate strutture Rococò che nel corso degli anni si trasformeranno, in linea col mutare del gusto europeo, nelle sontuose opere neoclassiche in marmi antichi, pietre dure, bronzi dorati e smalti di cui ancora oggi sono testimoni i fastosi centrotavola eseguiti durante gli ultimi anni della sua vita conclusasi tragicamente con il suicidio poiché «il povero Valadier, che di commesse e di clienti ne aveva avuti tanti, addirittura papi e sovrani, era indebitato fin sopra i capelli».

Scorrendo le immagini delle opere riprodotte nel volume si nota come il percorso stilistico di Valadier si avvicini a quello di Giovan Battista Piranesi, e, non a caso, lo studioso fin dal lontano 1975 pubblicò un saggio dall’emblematico titolo I mani del Piranesi: Valadier padre e figlio che ebbe il merito di riportare l’attenzione degli storici dell’arte sullo svolgimento delle arti decorative romane dell’epoca e, contemporaneamente, si accese in lui quella fiamma che lo spinse nel corso degli anni a occuparsi in più riprese di Valadier scoprendo oggetti, documenti e fatti che trovano adesso una loro giusta collocazione critica in questo fondamentale volume, atlante della genialità di un artista che riuscì a spaziare dalla creazione di un piccolo e prezioso oggetto fino alla realizzazione di ben più complessi arredi e sculture.

Aiutato da Roberto Valeriani e da Xavier Salomon, ai quali il volume è dedicato, Alvar González-Palacios ripercorre le tappe fondamentali della biografia di Luigi Valadier e della sua famiglia dividendo in varie categorie le numerose opere uscite dalla sua fiorente bottega, in modo da darci un esatto catalogo di quanto finora si conosce della sua attività.

Corredata da un’appendice documentaria e da un apparato fotografico impaginato alternando ai lavori eseguiti i numerosi disegni preparatori, la pubblicazione è un fondamentale strumento di consultazione per quanti intendano approfondire la storia delle arti nella Roma settecentesca e nel più ampio contesto della cultura artistica europea. 

Luigi Valadier: Splendor in Eighteenth-Century Rome, a cura di Alvar González-Palacios, 560 pp., 468 ill. col., Frick Collection, New York 2018, $ 99,95

Enrico Colle, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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