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Opinioni

Il teatro delle panche del Castello Sforzesco

Giurisprudenza e tutela del design d'autore: si devono vincolare le repliche seriali?

Panchina creata da Bbpr nel 1963 in asta da Artcurial il 28 settembre

A Ferragosto i milanesi che hanno letto Tomaso Montanari sul «Fatto quotidiano» hanno provato qualcosa di comparabile al dolore del sig. Hackett, quando vide che la sua amata panchina era occupata da qualcun altro. «Quella panchina di proprietà del Comune e comunque a disposizione del pubblico in generale non era certo sua. Ma per lui lo era» e quella del sig. Hackett, di cui narra Beckett in Watt era anche una panchina qualunque e quelle del Castello no. Si trattava di un modello creato dallo studio Bbpr negli anni ’60 e acquistato dall’Economato del Comune di Milano per l’allestimento della Sala delle Asse.

Apparentemente una di loro era il lotto 51 sul catalogo dell’asta di Design italiano di Arcurial, in vendita a Parigi con una stima di 10-15mila euro (la stessa sorte era toccata al lampadario di Arte Luce sempre dei Bbpr e ad altre panche vendute dalla galleria monegasca Gate 5 ad Art Basel).

Nella schedatura del lotto la «bibliografia» confusa con la «provenienza», errore ammesso dalla maison francese, unita al fatto che si tratta di un modello non esclusivo, hanno fatto sembrare che un bene pubblico fosse stato alienato illegittimamente.

Le panche del Castello sono così improvvisamente passate da oggetto ancillare, funzionale alla migliore fruizione degli affreschi della Sala delle Asse, a protagoniste di una pièce teatrale per la mancata apposizione del vincolo.

Agli oggetti di design, ossia a beni di uso comune disegnati da architetti di fama e prodotti su scala industriale, è stata riconosciuta tutela civile dalla Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941), in processi contro la contraffazione, qualora «presentino di per sé carattere creativo e valore artistico» (art. 2).

La giurisprudenza ha operato una oggettivazione del concetto di «opera d’arte» discendente «dalla percezione che di una determinata opera del design possa essersi consolidata nella collettività e in particolare negli ambienti culturali in senso lato» (Tribunale di Milano, sezione IP n. 9906/2012, 12 settembre 2012) e sovente discendente dalla loro musealizzazione nelle apposite sezioni Architettura e Design.

Per aversi, tuttavia, l’ulteriore «mutazione di stato» e trasformare oggetti di design in «beni culturali» costituenti «testimonianza di civiltà», non già per la loro unicità, contraria alla loro natura di seriale, onde evitare di cadere in un concetto di valorizzazione ossessiva e limitante il normale regime di proprietà e di circolazione degli oggetti commerciali, non basta però la loro collocazione in un museo (salvo il caso in cui  un’artista li abbia reinterpreti come ready made, come nei casi di Duchamp e Man Ray).

Per essere beni culturali occorre che arredi e suppellettili costituiscano «unicum» con il luogo in cui sono collocati e siano «pertinenze indispensabili per la conservazione delle caratteristiche del luogo» e che di ciò sia fatta espressa previsione nel provvedimento vincolo.

Per sapere se le panche del Castello, tutte sempre rimaste al loro posto, diverranno interpreti primari della scena del Castello, occorrerà conoscere se la Soprintendenza ritenga che l’allestimento dei Bbpr sia così compenetrato nel Castello Sforzesco da renderle «identitarie e inscindibili».

Gloria Gatti, edizione online, 27 agosto 2020



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