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Mostre

Il talento e il tormento di Artemisia

Intorno alla «Santa Caterina» di recente acquisita dal museo londinese sono state riunite da tutto il mondo una trentina di opere della pittrice

L’«Autoritratto come santa Caterina» di Artemisia Gentileschi della National Gallery (particolare)

Voluta dal direttore Gabriele Finaldi e da Hannah Rothschild e curata da Letizia Treves, la mostra «Artemisia» dal 3 ottobre al 24 gennaio (era prevista per la primavera) raccoglie alla National Gallery una trentina fra le opere migliori della pittrice da tutto il mondo. Quella di Artemisia Gentileschi fu un'esistenza tormentata di donna e d’artista, scandita di traumi di vita che ne segnarono la poetica di pittrice ma, seppur sempre in odore di scandalo per quel suo processo per stupro, la sua carriera artistica fu lunga 40 anni di fama e ammirazione su e giù per l’Europa, straordinaria in un’epoca in cui le pittrici non erano facilmente accettate.

Poi, come per tutto il Seicento e il Barocco, fu il disinteresse e l’oblio. Da quelli anche Artemisia si rialzò col riaccendersi longhiano dello studio su Caravaggio e i suoi accoliti. Ripresa d’attenzione di critica, di pubblico e di mercato avviata dalla pubblicazione nel 1953 della biografia di Anna Banti, e poi esplosa negli ultimi anni con un crescendo di record d’artista: la «Maddalena in estasi» riconosciuta da Mina Gregori da Sotheby’s Paris nel 2014 per 1,5 milioni di euro, la «Lucrezia» nel 2018 per 1,9 milioni da Dorotheum, e soprattutto l’«Autoritratto come santa Caterina», ritrovato in un castello in Normandia, da Drouot Paris nel dicembre 2017 a 2,4 milioni di euro, poi acquistata dalla National Gallery di Londra per 3,6 milioni di sterline e punto d’origine di questa mostra.

Infine, ad aggiungersi all’esposizione del 2019 a Roma e alla recente riscoperta di un suo disperso «Davide», grazie al restauro che ne ha portato alla luce la firma e grazie alle indagini di Gianni Papi, a novembre 2019 il nuovo record da Artcurial Paris: 4,8 milioni di euro per una diversa «Lucrezia».

Tutto è oggi esaltato dalla mostra della National Gallery, a partire proprio dall’acquisito «Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria», cruciale perché, avendo Artemisia diciottenne subito nel famigerato processo il supplizio della ruota, si riconosceva nella figura della santa nelle cui vesti si ritrasse spesso.

L’autoritratto è esposto accanto alla «Santa Caterina di Alessandria» degli Uffizi che analisi scientifiche condotte sia a Firenze sia a Londra hanno provato in stretta correlazione con l’opera della National Gallery. Il percorso espositivo si conclude con il «testamento artistico» di Artemisia: l’«Autoritratto come Allegoria della Pittura» (1638-39, Royal Collection), frutto della visita a Londra alla corte di Carlo I d’Inghilterra.

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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