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Musei

Il Sei e Settecento a Palazzo Barberini

La Galleria Nazionale d’Arte antica presenta l’allestimento dell’ala sud del piano nobile

L'ala sud di Palazzo Barberini

Roma. L’11 aprile si inaugura il primo step del riallestimento definitivo della Galleria Nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini, elaborato dalla direttrice Flaminia Gennari Sartori, dal 2015 al vertice dell’istituto autonomo. A maggio 2018, con la mostra «Eco e Narciso» in collaborazione con il MaXXI, era stata riaperta l’ala sud del piano nobile, ceduta dal Circolo ufficiali delle Forze Armate che la occupava dal 1934 e restaurata a spese loro.

Oggi è finalmente la volta del riallestimento museale dei 750 metri quadri tornati nelle disponibilità della Galleria, divisi in nove sale più la cappella seicentesca. La nuova ala accoglierà in tutto 87 opere di Seicento e Settecento, una selezione volutamente prosciugata ed esposta, una delle principali novità, su un unico registro. Fin dall’inizio la filosofia che ha ispirato il nuovo corso è stata di avere un museo tutto sviluppato al piano terra e al piano nobile, reso circolare attraverso l’apertura di entrambe le scale del Bernini e del Borromini, con un racconto geografico e cronologico illustrato solo attraverso opere molto significative.

«Mi rendeva perplessa, spiega la direttrice, la mancanza di una più rigorosa scelta di opere. C’erano troppe tele, pezzi anche interessanti ma meno significativi per un pubblico più ampio. Ho fatto una selezione, ridotto di parecchio l’allestimento permanente, però mediando con due novità».

La prima riguarda il secondo piano, le cinque sale lasciate libere dal trasferimento delle opere, che oggi vengono destinate a «museo laboratorio» individuando alcuni criteri tematici e «problematici»: sale riservate ai bozzetti, ai connoisseur, ai problemi attributivi, e così via, dove si terranno lezioni d’intesa con le università, così da distinguere vari livelli di fruizione e uso del museo. La seconda è la rotazione delle opere ogni sei mesi all’interno delle singole sale tematiche.

Il percorso viene suddiviso così: due sale saranno dedicate una ai napoletani (di cui il museo ha una raccolta importante, con Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Salvator Rosa, Battistello Caracciolo e altri) e una monografica su Mattia Preti, con quattro grandi e importanti tele come «La cena del ricco Epulone», «La fuga da Troia», «La resurrezione di Lazzaro» e l’appena restaurata «Allegoria dei 5 sensi» dipinta insieme a Gregorio, suo fratello maggiore; altre sale monografiche sono riservate a Pompeo Batoni e a Marco Benefial, in questo secondo caso insieme a Carlo Maratti; sale tematiche vengono assegnate al Grand Tour, con Hackert, Kauffmann e altri, al vedutismo veneziano, con Guardi, Bellotto e Canaletto, al vedutismo romano, con van Wittel e Pannini. La cappella sarà interamente dedicata alla donazione Lemme, allestita su più livelli come una quadreria antica.

Nuova sarà anche l’introduzione di sculture «per dar conto, in piccola scala, anche di quanto facevano gli scultori coevi», tra cui il bozzetto del monumento a papa Clemente X di Bernini, e i due bozzetti in terracotta dei santi Paolo e Pietro di Sammartino, recuperati dal Mai, il Museo di Arti Industriali, e inseriti nella sala dei napoletani. Le opere avranno ognuna una sua didascalia ragionata e un nuovo sistema di antifurto, che ne consentirà una più pratica sostituzione, mentre i pannelli di sala verteranno sulla storia della sala e sul tema trattato (pittura napoletana, vedutismo ecc.).

A fine anno ci sarà il secondo step che riguarderà il Tre/Quattrocento e il Cinquecento, con vari aggiornamenti su geografia e temi, una sala dei ritratti completamente diversa, e la sala del Sacchi trasformata in uno spazio dedicato alla famiglia Barberini.

Federico Castelli Gattinara , da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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