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Musei

Il Rondinelli ritrovato confluisce a Ravenna

Completata la ricomposizione della «Pala di san Bartolomeo»

 «Martirio di san Bartolomeo» di Nicola Rondinelli, Ravenna, Cortesia Hampel, MAR-Museo d'Arte della città di Ravenna

Sulle date di nascita e morte del pittore di origine ravennate Nicolò Rondinelli circolano varie ipotesi. Tuttavia è documentata la sua formazione a Venezia nella bottega di Giovanni Bellini nel 1495. Tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento è attivo a Venezia, Forlì e Ravenna. A lui è dedicata la riapertura del MAR. Museo d’arte della città di Ravenna, che fino al 30 agosto presenta una delle ultime opere confluite in collezione (acquistata dal Comune): la piccola tavola raffigurante il «Martirio di san Bartolomeo», eseguita da Nicolò Rondinelli nel 1495-1502, rinvenuta nel 2018 sul mercato antiquario.

Con quest’opera si completa la ricomposizione della cosiddetta «Pala di san Bartolomeo» di Brera, realizzata da Nicolò Rondinelli per la cappella Buonamici della ravennate Chiesa di San Domenico.

La pala raffigurava al centro la «Madonna con il Bambino in trono fra i santi Nicola di Bari, Pietro, Bartolomeo, Agostino e tre angeli musicanti» ed era sostenuta da una predella con le scene salienti della vita di Bartolomeo: la predicazione, il miracolo, la persecuzione e il martirio. Così la vide papa Giulio II nel 1511 e tale rimase almeno fino al 1796, quando l’amministrazione napoleonica dispose la soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei beni mobili e immobili.

Fu in quella circostanza che tavola e predella presero strade diverse. La tavola fu selezionata per il contingente di opere da inviare a Brera e il 29 luglio del 1811 partì per Milano, dove tuttora si trova.

Della predella, invece, si persero le tracce. Due scomparti confluirono nelle raccolte del Musée du Petit Palais di Avignone e altre due fecero la loro comparsa a Philadelphia, nel Museum of Fine Arts. Dell’ultimo scomparto, il Martirio di san Bartolomeo appunto, si sapeva solo che fra le due guerre mondiali era a Monaco di Baviera.

Qui è riapparso in asta il 9 luglio 2018 (casa d’aste Hampel Fine Art Auctions Münich, lotto 655 attribuito a un pittore italiano del XVI secolo). «Si tratta di una delle più significative acquisizioni degli ultimi anni. Un acquisto che incrementa i cosiddetti “Quadri Antichi”, il nucleo originario della Galleria dell’Accademia che si forma con la soppressione delle corporazioni religiose e si unisce ai nuovi ingressi favoriti dalla liberalità del collezionismo locale», concludono Elsa Signorino,assessore comunale alla cultura, e Mauro Brighi, presidente del MAR.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020

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