Il Ministero della Cultura marocchino cancella il suo Padiglione nazionale alla Biennale

Il curatore Mahi Binebine ha dichiarato di aver speso «diverse decine di migliaia di euro» per garantire che il progetto fosse completato entro tre mesi. Ora sta pensando di presentare lo stesso progetto altrove

Mahi Binebine nel suo studio
Graziella Melania Geraci |  | Marrakech

Con una laconica comunicazione sul proprio account Instagram, l’artista e scrittore marocchino Mahi Binebine ha annunciato l’inaspettata cancellazione da parte del Ministero della Cultura del suo Paese del proprio progetto curatoriale per il Padiglione nazionale all’imminente Biennale di Venezia. Era stato tuttavia lo stesso Ministero a settembre ad affidare a Binebine, a Imane Barakat e Mostafa Aghrib il compito di elaborare un’idea per il primo Padiglione marocchino della storia della Biennale, progetto subito presentato dai curatori, nonostante i tempi serrati, e approvato con la scelta delle tre artiste Majida Khatari, Safaa Erruas, Fatiha Zemouri. Gli step successivi erano stati tutti rispettati, dalla convalida ufficiale, richiesta dal regolamento della Biennale, al sopralluogo a Venezia, effettuato tra il 25 e il 29 settembre, nello spazio individuato per il padiglione vicino l’Arsenale. Intanto in attesa del finanziamento previsto i lavori degli artisti venivano pagati con i propri fondi.

Binebine ha dichiarato a «Le Monde Afrique» di aver speso «diverse decine di migliaia di euro» per garantire che il progetto fosse completato entro tre mesi e che le immagini delle opere fossero pronte per essere inviate alla Biennale entro la scadenza dell’11 gennaio. Una delle artiste, Safaa Erruas, ha detto di aver addirittura affittato un secondo laboratorio e di aver avuto bisogno di decine di collaboratori per realizzare l’installazione di 13 metri che doveva essere presentata a Venezia. Le spese sostenute erano sempre state comunicate al Ministero fino a lunedì scorso quando Binebine ha ricevuto una telefonata da un funzionario che lo avvisava, senza alcuna giustificazione, non solo della cancellazione di tutto il progetto ma della sostituzione del proprio ruolo con la storica dell’arte e curatrice indipendente Mouna Mekouar.

Anche Safaa Erruas ha confermato di esser stata contattata dal Ministero e che le è stato offerto aiuto per trovare una soluzione per la sua installazione. Raggiunto telefonicamente da «Il Giornale dell’Arte» alle isole Canarie, dove si trova per lavorare al suo ultimo romanzo, Mahi Binebine appare esterrefatto e racconta delle numerose chiamate ricevute e di quanto questo episodio abbia provocato lo stesso sconcerto nell’ambito artistico internazionale. «Nessuno capisce il perché di tale decisione», ribadisce e, sollecitato sulle ipotetiche motivazioni, risponde: «Non penso dipenda dal progetto o dalle opere presentate. Hanno scelto un’altra curatrice che però non ha voluto fare alcuna dichiarazione alla stampa». Fortemente convinto della validità delle artiste e dei loro lavori, il curatore sta pensando di presentare lo stesso progetto altrove, forse anche in Italia dove Binebine ha diversi contatti.

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