Il Mediterraneo antico di Koudelka

Alla Bibliothèque Nationale 30 anni di scatti archeologici

Uno scatto del 2013 di Josef Koudelka a Myra, in Turchia. © Josef Koudelka/Magnum Photo
Luana De Micco |  | PARIGI

Il lavoro che Josef Koudelka ha realizzato in una trentina d’anni sui siti archeologici non ha equivalenti. Dai suoi viaggi in Siria, Marocco, Sicilia, Grecia, Turchia, Libano, Algeria, il grande fotografo ceco dell’agenzia Magnum, che oggi ha 82 anni, ha riportato centinaia di scatti, alcuni molto noti.

Di recente Koudelka ha donato circa 170 stampe originali al dipartimento delle Stampe e Fotografie della Bibliothèque Nationale de France (BNF) che, dal 15 settembre al 19 dicembre, gli dedica una mostra nella sua sede François Mitterrand di Bercy, dal titolo «Josef Koudelka. Rovine», con una selezione di 110 opere.

Il fotografo ceco (1938) ha viaggiato in 21 Paesi, ritornando più volte sugli stessi siti archeologici, rifotografando gli stessi luoghi in momenti diversi della giornata o a distanza di anni. Sostiene che tra quelle vestigia, a Micene, Apollonia, Leptis Magna, Amman, Myra, ha trovato «l’unione tra la bellezza e il tempo». Ne sono scaturite fotografie in bianco e nero con inquadrature spesso a livello del suolo, quasi a contatto della pietra.

Non si tratta di una rivistazione neoromantica delle rovine, bensì della registrazione dei cambiamenti legati al tempo e, talora, all’azione distruttrice dell’uomo. Alcune tracce di quelle civiltà del passato che Koudelka ha fotografato tempo fa del resto non esistono più, come nell’antica Palmira, devastata dalle guerre e dal terrorismo.

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