Il grande nero perugino

Stefano Miliani |  | Perugia

Nelle scure cavità sotterranee della cinquecentesca Rocca Paolina il 2 aprile 1980 Alberto Burri fece calare un «Grande Cretto» in vista di una conversazione pubblica con Joseph Beuys in cui, alla fine, l’unico a parlare fu il tedesco, introdotto da Italo Tomassoni, mentre Burri confermò la sua fama di uomo taciturno. 

Nel 1983 le vie sotterranee aprirono al pubblico, trasformate in una via per salire o scendere alla zona alta della città, e nel 1984 l’artista, al posto del «Cretto», volle l’attuale monolite dalla superficie più lineare e liscia, in acciaio dipinto di nero e dotato di una lunetta ruotante nella parte alta, una sorta di testa che allude agli archi architettonici o alle pale d’altare.

L’opera fu donata dalla Banca popolare dell’Etruria. Per i cent’anni dalla nascita dell’artista, nel 2015 il Comune ha deciso di ripulire la scultura, di far ripartire la rotazione della lunetta sostituendo il
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