Il Governo britannico contro arte e cultura

Tagli ai finanziamenti e maggiore controllo politico: il lento e costante smantellamento del settore creativo, nelle parole di Anish Kapoor

Anish Kapoor sarà il primo artista britannico ad avere una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dal 20 aprile al 9 ottobre
Anish Kapoor  |

La Gran Bretagna sembra non vedere più alcun merito in ciò che le discipline umanistiche hanno da offrire. Arte, musica, poesia, letteratura e storia vengono dopo, molto dopo, scienza e matematica. L’educazione vittoriana imposta ai nostri figli guarda solo alla loro capacità di partecipare alla macchina capitalista globale, non alla loro sensibilità: l’idea di un’educazione basata sulle arti e le discipline umanistiche è perduta da tempo.

Le arti possono dare voce al nostro io più profondo, ma il tentativo sinistro e sistematico dell’attuale governo del Regno Unito di smantellare il progetto keynesiano, che ha creato «arti per tutti» attraverso organizzazioni come l’Arts Council, procede lento e costante con tagli ai finanziamenti e un sempre maggiore controllo politico. L’obiettivo sembra essere la capacità economica o l’immaginata futura capacità di guadagno dei nostri figli, dimenticando i 10 miliardi di sterline con cui le arti contribuiscono annualmente all’economia del Regno Unito.

Questa idiozia politicamente motivata rende la nostra società un disservizio criminale. Le arti sono state rimosse dal curriculum scolastico base. Le discipline umanistiche sono sotto attacco in tutte le università. I fondi per le scienze umane vengono tagliati e anche argomenti come la storia sono ora sotto attacco. Perché non mostrano facili risultati economici? L’effetto sarà ridurre i nostri giovani a ruoli di servitù ai vertici dell’economia, come se essa fosse l’unica misura di valore.

Nell’era post-informazione, ormai alle porte, qual è la necessità di addestrare centinaia di migliaia di persone a essere succubi di fatti e cifre, quando le tecnologie che abbiamo inventato lo fanno molto meglio? Una popolazione da investire nelle arti è pericolosa, meno disposta a portare avanti la linea del partito. Una popolazione che sappia pensare, e pensare con sentimento, è l’ultima cosa che un governo di destra vuole.

Le arti e le discipline umanistiche sono le prime a subire pressioni quando i governi vogliono un controllo più stretto. La storia recente lo dimostra: Russia, Iran, Brasile, India, Cina, ecc. Le arti danno voce al non detto, alle nostre pulsioni inconsce. Il che a volte è scomodo, ma necessario. È uno dei pilastri delle società libere. E forse perché le arti toccano ciò che è meno governabile in noi? I governi che vogliono esercitare il controllo ne hanno paura? Hanno paura della volontà di guardare attentamente alla società e alla storia, del desiderio di rivedere le norme accettate? Perché altrimenti dovrebbero tentare di vietare le proteste pacifiche?

Le arti e l’educazione artistica sono profondamente legate ai diritti umani, al Black Lives Matter e alle pari opportunità (indipendentemente dalla razza o dal colore), alla tragedia del riscaldamento globale, ai milioni di rifugiati odierni. Il governo mina consapevolmente le scienze umane mentre si occupa di escludere i rifugiati. Rende omaggio a Black Lives Matter mentre si assicura che tutte le sue istituzioni vivano nello status quo della supremazia bianca maschile. Alimenta il nazionalismo attraverso il contenuto delle nostre onde radio, BBC, Channel 4 e la radio pubblica, con l’80% di programmazione «britannica». Ignora spudoratamente il principio di libera concorrenza e nomina apologeti di destra a capo dei consigli di amministrazione dei musei di tutto il Paese. Ha decimato un’organizzazione come il British Council con totale disprezzo per il grande lavoro che ha svolto per le arti e le scienze umane qui e all’estero.

Questa deriva verso il nazionalismo da piccola nazione con mentalità meschina non può essere interpretata separatamente dall’assalto alle arti nel curriculum scolastico. È un’agenda programmatica tesa a lasciare meno spazio a chi non è d’accordo. Ricorda i governi fascisti degli ultimi tempi, che hanno tentato di controllare il nostro io interiore.

Escludere i nostri giovani dalla capacità di partecipare al discorso umano, a volte problematico, che le arti prefigurano è a dir poco criminale. Non è esagerato chiedersi come una società civile possa trovare un futuro significativo quando è stata privata del fragile ventre immaginativo costituito dalle arti e dalle discipline umanistiche.

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