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Il fascino della ferocia

Il fascino della ferocia 

Franco Fanelli

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Neumeister sfonda con gli espressionisti Buchheim

Fotografo su un sommergibile tedesco durante la seconda guerra mondiale, poi artista, scrittore di best seller e mercante d’arte, Lothar Günther Buchheim (1918-2007) fu anche un vorace collezionista di arte espressionista. Alla morte di sua moglie Diethild, lo scorso anno, i trustee della Fondazione Buchheim, che a Bernried in Baviera riunisce quattro musei, hanno deciso di mettere all’asta una selezione della cospicua collezione di incisioni e litografie, forti del fatto che la raccolta includeva molte opere in più esemplari.

Ciò non toglie nulla all’eccezionale qualità dei fogli battuti da Neumeister lo scorso 28 novembre a Monaco di Baviera: non a caso una prova di stampa dell’«Autoritratto in bombetta» di Max Beckmann (1921), una puntasecca in terzo stato ricca di barbe, abbia più che raddoppiatro la stima, ottenendo 82.550 euro. Non ha deluso le attese la suite completa delle 50 calcografie di «Der Krieg» nella quale Otto Dix aggiunse un terzo, fondamentale capitolo a un genere che ispirò, nel passato, Callot e Goya, ma questa volta indagato sul campo, avendo l’autore sperimentato in trincea gli orrori della prima guerra mondiale. Quest’opera, in cui la straordinaria padronanza della tecnica è declinata in un brutale atto d’accusa, è stata venduta a 203.200 euro, a fronte di una stima iniziale di 100mila euro.

«Performance», dato il tema trattato, è un’espressione sin troppo frivola per definire un altro eccezionale risultato ottenuto da un foglio di Dix, «Lustmord» (1922), la celebre acquaforte e puntasecca che ritrae, con la grottesca crudeltà di un verso di Gottfried Benn, la morte violenta di una prostituta: da una stima di 2mila euro, l’opera è schizzata a 15.240 euro. 
La vendita è stata anche l’occasione per esaltare una tecnica non così frequente in asta, ossia la xilografia, al contrario assai praticata in ambito espressionista: di Karl Schmidt-Rottluff «Melancholie» (1914) è stata battuta a 14.605 euro (8mila la stima). 

Il catalogo era completato da una miscellanea di grafica europea, da Bonnard a Sutherland, comprendendo autori come Chagall (15.240 euro per la litografia a colori «Bonjour sur Paris» del 1952, partita da una stima di 6mila euro), Léger (19.050 euro per un’altra lito, «Les femmes au perroquet», 1952) e un folto nucleo picassiano, tra cui «Buste de femme au chapeau bleu (Dora Maar)», monumentale litografia a colori d’après l’omonimo dipinto del 1944, che con 24.130 euro ha quadruplicato la stima.

 

Franco Fanelli, 15 gennaio 2016 | © Riproduzione riservata

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