Il brogliaccio di una grande collezione

Luca Brignoli dedica un volume a uno dei più grandi collezionisti lombardi dell’Ottocento, Antonio Piccinelli, e ne ricostruisce con rigore l’attività collezionistica ultratrentennale

«Madonna con il Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano» (1521-24 circa) di Lorenzo Lotto, Ottawa, National Gallery of Canada
Carlotta Venegoni |

Luca Brignoli dedica un volume a uno dei più grandi collezionisti lombardi dell’Ottocento, Antonio Piccinelli, e ne ricostruisce con rigore l’attività collezionistica ultratrentennale ricomponendone l’intricata trama delle transazioni che portarono alla dispersione della raccolta. La ricognizione di Brignoli restituisce il profilo del collezionista, colto studioso delle vicende artistiche bergamasche.

Piccinelli iniziò ad acquistare dipinti nel 1850, riunendo una raccolta che vantava opere di Gerolamo da Treviso il Vecchio, Bevilacqua, Santacroce, Cariani, Cavagna, Baschenis, Magnasco, Zuccarelli, Scarpetta, Tiepolo, con una particolare predilezione per Lotto, Moroni e Fra’ Galgario. Furono più di 250 gli oggetti d’arte posseduti. Nel volume sono pubblicate le pagine dello zibaldone, in cui Piccinelli registrò gli acquisti, e del brogliaccio (finora inedito), nonché le sue postille alle Vite del Tassi.

Attraverso questi documenti, Brignoli dettaglia gli acquisti, anche quelli sfumati, le vendite e le rinunce. Consigliato dai restauratori Bernardo Gallizioli e Giuseppe Fumagalli, Piccinelli suscitò l’interesse di studiosi quali Giovanni Morelli, Giovan Battista Cavalcaselle, Gustavo Frizzoni, Giulio Cantalamessa e Bernard Berenson. Negli apparati sono compresi inventari, schede di restauro e tavole a colori con le opere possedute corredate da una puntuale descrizione. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore.

Perché pubblicare questo volume e quanto tempo ha impiegato data l’accuratezza delle ricerche?
L’obiettivo era dar voce a quello che fu un vero eroe del collezionismo bergamasco: ci ho lavorato dai tempi della tesi, sei anni in tutto.

Qual è l’opera più significativa?
«La Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Sebastiano» di Lorenzo Lotto, conservata alla National Gallery of Canada di Ottawa. Tuttavia il quadro più importante su cui mise gli occhi è quello che non riuscì ad acquistare: «Il sarto» di Moroni.

Lei sottolinea la passione del collezionista per tre autori in particolare, Lotto, Moroni e Fra’ Galgario. Una scelta casuale o profetica nella successiva riscoperta dei tre pittori?
I Piccinelli contribuirono alla loro riaffermazione. Giovanni Piccinelli accolse a Bergamo Isabella Stewart Gardner e Bernard Berenson, che nel 1895 scriverà la prima, fondamentale, monografia lottesca. Di Fra’ Galgario i Piccinelli possedevano ben sette opere.

Ha ancora senso oggi collezionare opere antiche?
Sì, ma per essere un grande collezionista ci vogliono amore, curiosità, passione e studio, gusto e cultura e una buona dose di egoismo.

A uno studente di storia dell’arte può servire questo volume?
Può essergli utile per comprendere la complessità con cui si realizza un catalogo e le relative schede, per imparare a ricostruire la provenienza di un’opera, per capire come attraverso il collezionismo i fatti d’arte si concretizzino in realtà storica.

La collezione di Antonio Piccinelli (1816-1891),
di Luca Brignoli, 444 pp., ill. col e b/n, Lubrina Editore, Bergamo 2021, € 90

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