Il bacino minerario del Nord-Pas de Calais, Francia

Un osservatore privilegiato scruta il Patrimonio mondiale

Lens distrutta, 1918 Le abitazioni a schiera dei minatori Le case bifamiliari dei minatori Terril piatto Terril a piramide Le installazioni minerarie
Francesco Bandarin |

Nel Nord-Est della Francia, al confine con il Belgio, è situato uno dei più vasti bacini minerari della storia industriale europea (Foto 1). Lo sfruttamento intensivo per l’estrazione del carbone, praticato dalla fine del XVII secolo fino quasi alla fine del XX secolo, ha segnato in modo decisivo la struttura della società, dell’economia, del paesaggio e dell’ecologia di un’area che si estende nei Dipartimenti francesi del Nord e del Pas de Calais: un territorio di 1.200 chilometri quadrati, dove vive oggi una popolazione di oltre un milione di abitanti.

L’inizio delle attività estrattive nella regione data al 1660, quando le prime vene carbonifere vennero scoperte nel Pas de Calais. L’attività estrattiva organizzata ebbe però inizio solo attorno al 1730, con la fondazione della prima compagnia mineraria, la Compagnie des Mines d’Anzin. L’invenzione e la diffusione della macchina a vapore all’inizio del XIX secolo permise una notevole estensione delle attività estrattive nel bacino minerario, con la nascita di compagnie minerarie, la creazione di decine di installazioni meccanizzate e lo scavo di tunnel a profondità sempre maggiori.

Lo sviluppo esponenziale dello sfruttamento minerario (già nel 1860 si producevano più di 80mila tonnellate di carbone all’anno) trasformò la regione nel pilastro dell’industrializzazione della Francia, attirando investimenti e importanti flussi migratori. La crescita continuò ininterrotta fino all’inizio del XX secolo. Il paesaggio rurale venne gradualmente sostituito da quello industriale (Foto 2) e dalla proliferazione dei «terril» (Foto 3 e 4), i depositi del materiale di scarto delle operazioni di scavo minerario, che formano piramidi e monticoli piatti alti anche 150 metri, e sono disseminati in tutta la regione.

I centri urbani si svilupparono velocemente per dare alloggio ai minatori, all’inizio con la creazione di abitazioni economiche e successivamente, grazie soprattutto all’influsso del pensiero urbanistico sviluppato in Inghilterra da Ebenezer Howard, con la realizzazione di «città giardino» con diversi livelli di qualità abitativa. Nonostante la difficoltà e i rischi associati al lavoro minerario, i minatori rappresentavano un’élite operaia, protetta da organizzazioni sindacali e ben retribuita dal capitale industriale che vedeva vantaggi nel mantenere una forza lavoro stabile per le operazioni minerarie.

Tuttavia, il mestiere fu sempre tra i più rischiosi e usuranti del mondo, come provato dalla grande catastrofe del sito di Courrières, dove nel 1906 un’enorme esplosione uccise oltre mille minatori, innescando una violentissima rivolta nel distretto, che il Governo poté controllare solo con la mobilitazione di 30mila soldati. La prima guerra mondiale vide la regione teatro di numerose battaglie, data l’importanza del carbone per le operazioni belliche, con la distruzione totale delle installazioni minerarie e di centri urbani come Lens (Foto 5), Arras, Douai e Bethune.

La ricostruzione tra le due guerre vide una ulteriore espansione della produzione di carbone, che rimaneva la principale fonte di energia per l’industria e il riscaldamento urbano, e l’arrivo di un gran numero di immigrati, tra cui moltissimi italiani e polacchi. Grandi furono anche le distruzioni delle città e delle industrie durante la seconda guerra mondiale, a seguito dei bombardamenti e delle battaglie che opposero le forze alleate e quelle della Germania nazista nella fase finale della guerra.

Subito dopo la vittoria alleata, l’intero settore minerario fu nazionalizzato dalla Francia, con la creazione della Compagnia Charbonnage de France, che lanciò un vasto programma di modernizzazione delle miniere e di costruzione di alloggi, per dare impulso a quello che restò, fino agli anni ’60, il fulcro dello sviluppo industriale del Paese, con quasi 220mila addetti alle attività estrattive. La rapida sostituzione delle fonti di energia (petrolio, nucleare) negli anni ’70 e ’80 portò alla progressiva chiusura delle attività minerarie, e alla loro definitiva cessazione nel 1990.

La chiusura delle miniere di carbone produsse una grave crisi economica e sociale in questa regione (come del resto in altri distretti minerari dell’Europa del Nord, in Belgio, Germania, Inghilterra e Polonia), cui il Governo francese cercò di rispondere con lo sviluppo di nuove attività produttive e anche con iniziative culturali, tra cui spicca la realizzazione nel 2012 di un grande museo, il Louvre-Lens progettato dallo studio SANAA di Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. La valorizzazione e la conservazione del patrimonio industriale divennero fin dall’anno 2000 un obiettivo delle collettività locali e del Governo, che promossero l’iscrizione dell’intero bacino minerario nella Lista del Patrimonio Mondiale, ottenuta nel 2012.

Del vastissimo patrimonio industriale sopravvissuto, sono stati iscritti nella Lista dell’Unesco ben 353 «componenti», divisi in 109 diversi siti, comprensivi di pozzi e gallerie, torri di sollevamento, ferrovie, stazioni, città minerarie, oltre ai «terril»: un grande insieme patrimoniale rappresentativo della vicenda dell’industrializzazione in Francia e in Europa. Alcuni dei pozzi e delle torri di accesso (i cosiddetti «castelletti»), comprensivi di macchine e ascensori, che possono scendere fino a oltre mille metri di profondità, sono tuttora mantenuti in funzione per permettere ispezioni e visite guidate almeno a una parte degli oltre 110 chilometri di tunnel ancora esistenti.

I «terril», in numero di 339, furono in parte utilizzati in passato come cave di materiale, ma ora sono conservati in uno stato il più vicino possibile a quello originale, con verifiche periodiche della loro stabilità e controlli della vegetazione, al fine di mantenere integre le caratteristiche del paesaggio industriale. La componente di maggior valore del patrimonio minerario è costituita dagli oltre 110mila alloggi costruiti per i minatori, divisi in diverse tipologie: abitazioni a schiera (Foto 6), case bifamiliari (Foto 7) e città-giardino.

La varietà e la ricchezza tipologica e decorativa di questo vasto insieme di alloggi ne fa uno dei più straordinari esempi al mondo di edilizia abitativa di massa, guidata da principi innovativi promossi da architetti e ingegneri di grande valore, tra cui spicca tra tutti la figura di Louis-Marie Cordonnier (1854-1940), autore anche delle principali opere di architettura pubblica in tutta la regione. Oggi il bacino minerario del Nord-Pas de Calais resta una importante testimonianza delle fasi decisive dello sviluppo industriale e tecnologico europeo, come anche della vicenda umana di milioni di persone che hanno sostenuto con il loro lavoro e il loro sacrificio il balzo in avanti della civiltà industriale negli ultimi due secoli.

Francesco Bandarin è stato direttore del Centro del Patrimonio Mondiale (2000-10) e vicedirettore generale dell’Unesco per la Cultura (2010-18)

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