I vincitori del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee

Silvia Bigi e il collettivo VEGA si aggiudicano il premio della sezione «Fotografia Contemporanea» e «Arte Emergente»

Un fotogramma dal video «FLORILEGIO» (2021) del collettivo VEGA
Rischa Paterlini |

A Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, nella suggestiva cornice di Villa Brandolini, si è inaugurata sabato 26 novembre la mostra degli artisti finalisti dell’undicesima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee, dedicato all’arte emergente under 35 e alla fotografia contemporanea curato dal suo fondatore Carlo Sala.

I giurati (scelti tra i nomi più interessanti nel panorama curatoriale e critico attuale) hanno decretato come vincitori del premio, per la sezione «Arte emergente» under 35, il video «FLORILEGIO» del collettivo VEGA (composto da Tommaso Arnaldi e Francesca Pionati), appropriatosi sul web di una serie di filmati d’archivio che, attraverso le sequenze di funerali, battesimi o «baby shower» (nuovi riti contemporanei della cultura dei giorni nostri) delineano una sorta di immaginario collettivo contemporaneo. «Questo lavoro ha convinto perché attraverso una miscellanea di materiali visivi, d’archivio e performance, con lucidità e ironia ha saputo ragionare sui luoghi comuni e su come il consumismo di oggi tocchi le nostre vite» ha commentato Carlo Sala.

Per la sezione «Fotografia Contemporanea», ad aggiudicarsi il premio acquisto di cinquemila euro e l’ingresso nella prestigiosa collezione Fondazione Francesco Fabbri Onlus, che vanta ad oggi già un’ottantina di opere contemporanee, è stata invece Silvia Bigi (Ravenna, 1985) con «Are you nobody too?», realizzato nel corso del 2022. «La giuria, in ossequio alla linea che Fondazione Fabbri porta avanti da molti anni, ha spiegato il curatore, per questa sezione ha voluto premiare un’opera particolarmente significativa nella riflessione a livello ontologico sullo statuto della fotografia, e in generale dell’immagine, al giorno d’oggi».
«Are you nobody, too?» (2022) di Silvia Bigi
Un lavoro installativo che si compone di una serie di fotografie che si sviluppano dall’unica immagine d’archivio esistente della prozia dell’artista affetta da disturbi mentali e che per motivi di vergogna sociale è stata allontanata dalla vita pubblica e familiare. Al fianco di queste immagini, un dispositivo tablet, grazie ad un’applicazione, dà nuovamente vita e voce a Irma (questo il nome della prozia) permettendole idealmente di leggere una serie di testi di grandi poetesse e scrittrici moderne come Mary Shelley, Emily Dickinson e Virginia Woolf, tutte accomunate dall’aver sofferto di patologie come depressione, schizofrenia o bipolarismo. A completare l’opera una serie di fogli dove sono collocati i testi letti dall’App. L’opera incrocia il linguaggio fotografico con le nuove tecnologie e i video ponendo una serie di riflessioni attorno al concetto di sanità mentale e più in generale di diversità.

Da non trascurare anche le menzioni d’onore: Andrea Bocca, Roberto de Pinto e Agnieszka Mastalerz per la sezione «Arte Emergente» mentre, per la sezione «Fotografia contemporanea», Claudia Amatruda, Anaïs Horn e il collettivo Tetau (composto da Beatrice Zito ed Edoardo Montaccini). La mostra, con ingresso libero, resterà aperta fino al 18 dicembre 2022 dal venerdì alla domenica dalle ore 16.00 alle ore 19.00.

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