I selfie del primo artista-robot

Al Design Museum di Londra in mostra a maggio l'intelligenza artificiale nell’arte

Redazione |  | Londra

A metà del secolo scorso, c'era una certa dose di ottimismo in un futuro stile «Jetsons», che il 21° secolo avrebbe portato macchine volanti, tapis-roulant che ti portavano direttamente alla tua scrivania e robot che svolgevano tutti i compiti umili, laddove noi esseri umani potevamo dedicarci ad attività e passatempi ricreativi. Quel futuro non si è mai realizzato. Ed anzi, ora, persino le attività creative degli umani vengono minacciate.

Vedi Ai-Da, che è stato pubblicizzato come «il primo artista robot AI ultra-realistico al mondo». Ai-Da è stato presentato al mondo nel 2019 ed è nato da un'idea del gallerista Aidan Meller: è stato sviluppato con la ricercatrice Lucy Seal, (di Engineered Arts Ltd) e con il supporto di alcuni studenti dell'Università di Oxford. Il robot ora verrà onorato con la sua prima grande mostra al Design Museum di Londra a maggio, che includerà un ciclo di opere titolate «Selfie», opere che il robot ha creato, o, perlomeno, è stato programmato per creare.

Secondo un comunicato stampa, «Ai-Da è un personaggio composito, contenente una vasta gamma di diversi programmi per computer ed intelligenza artificiale, robotica, silicone ed input umani». Ai-Da prende il nome da Ada Lovelace, la pioniera matematica del XIX secolo che lavorò sui primi computer meccanici.

Che aspetto ha Ai-Da? Beh, non ci si è ispirati ai baffi twirly di Salvador Dalí o alle maglie bretoni di Pablo Picasso. I creatori di Ai-Da hanno optato per quello che un importante critico d'arte ha descritto come «misteriosi occhi nocciola, magnifiche labbra, piene e gonfie, come un ammiccante divano». Il corpo e il viso di Ai-Da sono stati modellati su quelli di una giovane donna, con braccia robotiche, un po’ 'come qualcosa dei film di Terminator.

In vista della prossima mostra, il suo co-creatore Seal afferma che «se Ai-Da fa una cosa importante, è portarci a considerare la confusione esistente nelle relazioni uomo / macchina». E dalle prove finora raccolte, sembra che le persone (i critici d'arte) stiano già confondendo l’uomo e la macchina.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Redazione
Altri articoli in MOSTRE