I Rondinini, collezionisti romani

Un volume per la prima volta ricostruisce tutto il corpus di una celebre raccolta

«Ritratto di Natale Rondinini seniore», attribuito a Gian Lorenzo Bernini, 1634 ca
Arianna Antoniutti |

Se due sono le opere d’arte che, immediatamente, vengono richiamate alla memoria dal nome dei Rondinini, ossia la testa di Medusa del Bode-Museum di Berlino (copia romana da originale ellenistico) e la «Pietà» del Castello Sforzesco, opera estrema di Michelangelo, in realtà la famiglia di origine faentina seppe riunire a Roma un numero elevatissimo di opere pittoriche e scultoree.

Il volume di Cristiano Giometti e Loredana Lorizzo per la prima volta ricostruisce nella sua interezza il corpus della raccolta, rintracciando in musei e collezioni private, al termine di una complessa ricerca archivistica, i capolavori posseduti dai Rondinini. Capostipite della famiglia fu Natale Rondinini seniore, avvocato concistoriale, il cui figlio Alessandro seniore sposò nel 1610 Felice Zacchia, di nobile stirpe genovese. I due sposi, guidati da gusto sicuro e ben aggiornato, arricchirono sensibilmente la raccolta
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