I pittori del Settecento in Friuli-Venezia Giulia

Divise tra due sedi a Udine e Gorizia, oltre 200 opere fanno il punto, aggiornato, sull’arte del XVIII secolo tra le province friulana e dell’Isontino

«Allegoria della soppressione del Patriarcato di Aquileia» (1751), di Placido Costanzi, Fondazione Friuli
Melania Lunazzi |  | Udine, Gorizia

È una riflessione inedita e aggiornata sul Settecento in Friuli Venezia Giulia quella presentata nella mostra «Pittori del Settecento tra Venezia e l’Impero. Arte attraverso i territori del Friuli Venezia Giulia», allestita in due sedi, il Castello di Udine e Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia dal 24 novembre al 7 aprile 2024, a cura di Liliana Cargnelutti, Vania Gransinigh e Alessandro Quinzi.
«Immacolata con quattro cappuccini» (1735-40), di  Gaspare Diziani, Diocesi di Udine-Cividale del Friuli, Chiesa di San Pietro ai Volti
L’ultima mostra dedicata al Settecento in questa regione risale al 1996 e in trent’anni gli studi hanno portato novità e riletture sull’arte del XVIII secolo. Alla base c’è l’essenziale messa a fuoco delle differenti sorti politico-amministrative della provincia friulana e dell’Isontino, divise in epoca moderna tra il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, esteso sui territori della Patria del Friuli, e quello degli Asburgo, eredi della Contea di Gorizia, con riflessi artistici diversi e reciprocamente condizionati.

Le due aree furono lungamente sotto l’influenza spirituale del Patriarcato di Aquileia che, dopo la conquista veneziana del 1420, aveva portato il potere temporale nelle mani delle potenti famiglie veneziane, creando così sul territorio diverse macchie di influenza a cavallo tra Udine e Gorizia. Quell’«attraverso» presente nel titolo della mostra è pertanto avverbio pregnante.
«Ritratto di Jacopo Linussio» (1740 ca), di Nicola Grassi, Diocesi di Udine, Duomo di Tolmezzo
Eventi storici (nel 1728 la visita a Gorizia dell’imperatore Carlo VI, nel 1751 la soppressione del Patriarcato e la fondazione dell’Arcidiocesi di Gorizia e di Udine, nel 1754 la definizione dei confini tra l’Impero e Venezia, tra gli altri), nobili collezionisti (famiglie Savorgnan, De Pace e Lantieri),  artisti locali e non (come Rosalba Carriera che innesca localmente la moda del pastello o Giambattista Tiepolo presente a Udine), si incrociano in una felice osmosi di scambi e apporti reciproci che restituisce la vitalità di questo territorio di confine.

Nelle quasi 200 opere esposte tra le due sedi, tra cui disegni, incisioni e numerose pale d’altare, tanti nomi noti o ancora da scoprire: Antonio Paroli, Johann Michael Lichtenreit, Pietro Bainville, Giulio Quaglio, Valentin Metzinger, Felicita Sartori, Anton Cebej, Giambettino Cignaroli, Francesco Pavona, Franz Caucig, Giambattista Tiepolo, Sebastiano Bombelli, Nicola Grassi, Luca Carlevarijs, Gian Antonio Guardi, Giambattista Piazzetta, Federico Bencovich, Francesco Fontebasso, Francesco Chiarottini, Francesco Pittoni, Anna Borrini, Antonio Facci, Giuseppe Bernardino Bison e Antonio Dall’Agata.

© Riproduzione riservata «Sant’Antonio con il Bambino» di Nicola Grassi, Civici Musei di Udine, Galleria d’Arte Antica
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