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Mostre

I coniugi Olgiati: occhio infallibile e gran gusto

Nella mostra «What’s New?» 34 opere, dalla Goncharova a Wade Guyton

Andro Wekua, «Untitled», 2016-17 (particolare)

Giancarlo e Danna Olgiati sono collezionisti nel senso più profondo e migliore del termine: competenti, appassionati, con un occhio infallibile e un gran gusto. A differenza di altri collezionisti che affrontano periodi o aspetti singoli del mondo dell’arte, la loro collezione non si è mai fermata. Parte dall’arte italiana dal primo Novecento, include un nutrito corpus del Nouveau Réalisme, arriva all’arte contemporanea internazionale; sempre curiosi continuano ad annettere artisti giovani di stili diversi; questo storicizza man mano le opere già presenti e al contempo aggiunge alla collezione una freschezza che altre non hanno.

Nella sede adiacente al MASI LAC sono esposte oltre duecento opere della collezione, raccolte anche in mostre temporanee come «What’s New?», aperta al pubblico fino al 13 dicembre, dove trentaquattro opere dialogano tra loro con linguaggi espressivi diversi ed eccellenti corrispondenze. Niente è lasciato al caso. La scultura in cartapesta di Franz West (1947-2012) sfida la legge di gravità e trova in Rudolph Stingel (1956) un controcanto dalle tonalità brillanti, mentre chiude il cerchio il dipinto di Andro Wekua. Niele Toroni (1937), Piero Dorazio (1927-2005) e Irma Blank (1934), declinano nei loro riconoscibilissimi, ma opposti stili il rapporto tra segno e scrittura. Francesco Arena (1978), Luisa Lambri (1969) e Francesco Lo Savio (1935-63) riassumono in un trionfo di spigoli scultura e fotografia.

La serie di quattordici tavole litografiche di Natalia Goncharova (1881-1962) intitolata «La Guerra» del 1914 e la celebre Parolibera (irredentismo) dello stesso anno di Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) affrontano il tema bellico, arricchiti dalla scultura sullo stesso tema di Fausto Melotti (1901-86) e dall’autoritratto di Zoran Music (1909-2005).

Le donne arrivano anche da Iran, Palestina e Cuba: Shirin Neshat (1957), Mona Hatoum (1952) e Ana Mendieta (1948-1985) con opere sull’esilio e la violenza. Jimmie Durham (1940), artista americano che appartiene a una comunità d’indiani Cherokee, ha un posto di rilievo con la scultura “Aazaard”, assemblage di ossa, plastica e componenti di automobili, oggetti quotidiani e materiali organici che innescano una riflessione sul sistema di vita occidentale.

La mostra, curata da Danna Olgiati e Diego Cassina, include anche opere di Stefano Arienti, Gabriele Basilico, Wade Guyton, Henrik Olesen, Gabriel Orozco, Damian Ortega, Alessandro Piangiamore, Nathlie Provosty, Gerhard Richter, Pietro Roccasalva e Remo Salvadori, tutte testimonianze dell’apertura, dell’eclettismo e del rigore della Collezione Olgiati.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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  • Franz West, «Untitled», 2011

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