I cantastorie del piccolo schermo

Stefano Miliani |  | Roma

Ci sono tutti, da ABO a Sgarbi, da Alberto Angela a Bonami (Daverio c’è sempre, in replica). Ultimo è Floris che ora tenta di ravvivare cronaca e politica con l’arte. Perché tutti vogliono parlare d’arte in tv? E con quali risultati? Siamo già al rischio saturazione?

Il 17 aprile scorso su La7 Giovanni Floris si avventurava nell’enigmatica e barocca Cappella Sansevero di Napoli descrivendo la scultura del «Cristo velato» e raccontando storie di ricerche alchemiche: esordiva con «Artedì» in onda il lunedì in seconda serata ottenendo l’1,5% di share e 244mila telespettatori per salire al 2,63% e a 402mila spettatori il primo maggio, nella puntata sui tesori nella Banca d’Italia. Buoni ascolti in un orario ostico, segnalano dall’emittente entrata in un territorio che finora aveva frequentato poco.

Il risultato più eclatante lo ha avuto il 27 dicembre scorso su Rai1 Alberto Angela con
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