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Musei

Hong Kong Museum of Art tra Oriente e Occidente

Il museo statale d’arte riapre dopo quattro anni in una città scossa dalla violenza delle proteste per la democrazia

L’Hong Kong Museum of Art appena riaperto accoglie una collezione di 17mila opere. Cortesia Hong Kong Museum Of Art

Hong Kong (Cina). I preparativi per la riapertura dell’Hong Kong Museum of Art (HKMoA), il museo statale d’arte, hanno proceduto come da programma, nonostante l’escalation di violenza delle proteste a favore della democrazia che tengono la città sotto scacco da mesi. Dopo una ristrutturazione costata 934 milioni di dollari di Hong Kong (119 milioni di dollari), l’inaugurazione ha coinciso con il Museum Summit, il 28-29 novembre, una conferenza ospitata con il British Museum al Convention and Exhibition Centre di Hong Kong.

«A seguito degli ultimi sviluppi verranno prese adeguate misure di sicurezza», ha ribadito un portavoce. Fondato nel 1962, l’HKMoA è il più vecchio museo della regione ad amministrazione speciale e il suo rilancio dovrebbe dare un forte impulso alla scena culturale locale, prima dell’apertura dell’M+ e dell’Hong Kong Place Museum, i megamusei in fase di costruzione nel quartiere culturale West Kowloon.

Eve Tam, vicedirettore per i progetti speciali del Dipartimento per i servizi culturali e il tempo libero, che gestisce 17 musei a Hong Kong, spiega che l’intervento di espansione e ristrutturazione, durato 4 anni, ha consentito all’HKMoA di reinventarsi nel paesaggio culturale asiatico in rapida evoluzione, pur mantenendo il suo dna. Il museo era in origine ospitato nel Municipio di Hong Kong, da cui nel 1991 si è trasferito nell’attuale sede sul lungomare a Kowloon, nel porto di Victoria.

L’ampliamento ha ricavato il 40% di spazio in più, con 12 gallerie su 10mila metri quadrati. La collezione del museo, 17mila pezzi, è una testimonianza della «storia culturale unica di Hong Kong«, che, secondo la Tam, ex direttrice dell’HKMoA, riflette il carattere orientale e occidentale dell’ex colonia inglese. Dare maggior lustro a questi pezzi, spesso prestati a istituzioni internazionali, sarà uno dei principali impegni futuri.

Una galleria verrà dedicata in permanenza alla collezione d’arte e materiali d’archivio del maestro moderno cinese Wu Guanzhong di proprietà del museo: con 450 pezzi è la più grande al mondo di opere del pittore. Un altro allestimento proporrà la Collezione Chih Lo Lou, donata di recente, che comprende 355 quadri e calligrafie tradizionali cinesi. Due gallerie, la «Chinese Antiquities Gallery» e la «Fine Art Gallery», sono state allestite con le ingegnerizzazioni della ditta specializzata Goppion.

L’arte di Hong Kong sarà un nuovo focus per il museo attraverso mostre e progetti organizzati con curatori ospiti e in collaborazione con collezionisti locali. «Molti tesori mai visti prima a Hong Kong ora sono in mani private, aggiunge la Tam. Siamo un museo statale ma speriamo di poter presentare le storie d’arte del nostro Paese anche da queste prospettive individuali». Altri musei a gestione statale si stanno impegnando in programmi con artisti locali, per dare vigore alla scena e al mercato dell’arte di Hong Kong, in crescita dall’arrivo nel 2008 di Art Basel.

Sul rapporto con l’arte a tema politico, il portavoce del Governo si è limitato a rispondere che l’approccio curatoriale è «in sintonia con il posizionamento strategico e la programmazione olistica del museo». Secondo la Tam è inevitabile che il pubblico paragoni il nuovo HKMoA al Tai Kwun Centre for Heritage and Arts, che ha aperto nell’ex stazione centrale della Polizia a maggio 2018, e ai futuri musei del quartiere culturale di West Kowloon. Ma mentre il M+ rappresenterà la cultura visiva globale contemporanea e l’Hong Kong Palace Museum si focalizza sui tesori nazionali cinesi, confida che l’HKMoA possa affermare la propria identità come un vero museo «made in Hong Kong».

Vivienne Chow, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019



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