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Fotografia

Fotografiska Usa

La missione di Per e Jan Broman varca l’oceano

«Sack Race Me Bavaria» (2015) di Ellen von Unwerth. © Ellen von Unwerth

New York e Stoccolma. È stata inaugurata il 14 dicembre la sede newyorkese di Fotografiska, il centro dedicato all’immagine fondato nel 2010 a Stoccolma dai fratelli Per e Jan Broman. Con già all’attivo un secondo spazio a Tallin in Estonia e in previsione dell’apertura del quarto polo a Londra, lo storico edifico al 281 di Park Avenue South a Manhattan, ex Church Mission Building, ospiterà oltreoceano l’esperimento di un «self-branded place», come lo definiscono i suoi iniziatori, dove incontrare il meglio della fotografia mondiale.

La missione che i Broman esportano è quella di centro propulsivo di una cultura visiva destinata a coinvolgere un pubblico più ampio possibile, senza disdegnare l’intrattenimento, tra workshop e conferenze, seminari e concerti, progetti ad alto impatto sociale e proposta gastronomica. «Vogliamo cominciare con un punto di vista forte», promette Amanda Hajjar, direttrice delle mostre per Fotografiska New York, e la tornata espositiva inaugurale le dà ragione.

A cominciare dall’incontenibile energia e sensualità delle donne di Ellen von Unwerth con «Devotion! 30 Years of Photographing Women» (fino al 29 marzo). Si ispira alla pittura l’autodidatta Tawny Chatmon (fino al 22 marzo) che per «Inheritance» celebra la bellezza dei bambini afroamericani. Il precario rapporto tra l’uomo e l’ambiente è il cuore della ricerca di Helene Schmitz (fino al 15 marzo). Riferimento di un’intera generazione di artisti israeliani, Adi Nes (fino al primo marzo) da vent’anni si occupa dell’identità sociale etnica culturale di Israele.

Infine con Anastasia Taylor-Lind (fino all’8 marzo) sbarca a New York il Fotografiska For Life X TIME, che in collaborazione con il «Time» ha affidato alla reporter un’indagine sulla rete di madri, nonne, tate e babysitter per le cure dei figli nel panorama newyorkese. Tra le rassegne in corso nella sede di Stoccolma si segnalano «Distant Land» (fino all’8 marzo), retrospettiva di Pentti Sammallahti, fotografo, poeta e viaggiatore finlandese che da 50 anni percorre il pianeta a caccia del mistero della natura reso in squarci di realtà fiabesca. E «Welcome Home» dove Alex Prager presenta venti tableaux recenti, una scultura e il film «Play the Wind».

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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