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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliCon la mostra «Carrara, Cárdenas e la Negritudine» la città del marmo rende omaggio a un artista che l’aveva scelta come sua terza patria. Agustín Cárdenas era infatti nato nel 1927 nella città cubana di Matanzas, nel ’55 si era trasferito a Parigi, dove venne accolto da Breton nel gruppo dei surrealisti, ma fino alla morte, avvenuta nel 2001, si è recato numerose volte a Carrara, per realizzare nei laboratori del marmo molte delle sue sculture.
La mostra, curata da Elena Cárdenas Malagodi ed Eleonora Lombardi, e aperta dall’11 luglio al 13 settembre, si sviluppa in parte all’aperto (piazza Mazzini, via Roma, via Verdi), in parte al chiuso, ovvero presso la Galleria Duomo e il Centro Arti Plastiche. Sculture monumentali in marmo, ma anche opere in legno, bronzo e gessi, accompagnate da tempere e disegni, presentano il percorso di ricerca plastica del cubano, dal 1963 alla morte, mettendone a fuoco le radici profonde, suggerite dalla «negritudine» del titolo.
È infatti in un’Africa interiore che le curatrici hanno voluto scorgere i motivi di una modellazione rotondeggiante, morbida, essenziale e dalle superfici levigate delle sculture di Cárdenas; su questa base originaria, si sono venuti a innestare elementi propri dello spirito dell’America Latina e stimoli provenienti dalla scultura europea del ’900. «Point Interieur» (1969), «La Question» (1973), «La Grande Porte» (1975, nella foto), «Le repos de l’oiseau» (1981) sono alcuni degli emblematici titoli di un’arte che riuniva tre continenti.
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