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Fernanda, direttrice amazzone di Brera

Documentatissimo e di piacevole lettura, il volume di Giovanna Ginex racconta una vita straordinaria di «militante» per i musei, la cultura e i diritti

Fernanda Wittgens con l'allora ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella, in occasione dell'inaugurazione della Pinacoteca di Brera, il 9 giugno 1950. Archivio Publifoto

Fu grazie a Fernanda Wittgens (1903-57) se Milano, a cinque anni soltanto dalla fine della guerra, poté riavere la Pinacoteca di Brera, devastata dalle bombe, non solo riaperta ma anche riallestita secondo i più attuali criteri museografici. Ed era stata sempre lei, nel 1940, a mettere in salvo le opere della Pinacoteca (di cui di lì a poco sarebbe diventata il direttore, e nel 1950 il soprintendente) accompagnandole, sui camion, nei rifugi dell’Umbria e del Montefeltro. Questi non sono, però, che due episodi di un’intera vita vissuta da «militante», tanto nella cultura quanto negli ideali civili.

Nel 1944 fu, infatti, incarcerata per mesi a San Vittore per aver favorito l’espatrio di alcuni ebrei (dal 2014 è «Giusta tra le Nazioni»), con l’aiuto di altre donne coraggiose e del cugino, il collezionista Gianni Mattioli. Ma in ogni suo gesto professionale (alla professione avrebbe infine sacrificato la vita privata: non era facile, essere al tempo stesso «amazzoni», quale lei era, e spose mansuete, com’era allora richiesto) dimostrò una tempra d’acciaio, tanto da sconfinare talora in un’irruenza mal digerita dai colleghi uomini.

Senza quella tempra, però, non avrebbe realizzato tutto ciò che realizzò, né sarebbe diventata la figura carismatica (e amatissima dai milanesi) quale fu. A lei, che è stata assunta come modello dall’attuale direttore generale di Brera, James Bradburne (insieme al suo predecessore e mentore Ettore Modigliani e al suo successore Franco Russoli, da lei designato con gesto quasi dinastico quando scoprì di essere gravemente malata), Giovanna Ginex ha dedicato una biografia, capillarmente documentata e di piacevolissima lettura, che ne ripercorre la vicenda umana e professionale, vissuta sempre controcorrente, eppure ricca di importanti risultati non solo nella «sua» Brera, di cui volle e seppe fare un «museo vivente», ma anche negli altri musei lombardi, nella politica e nel turismo culturale e nella riforma delle Soprintendenze.

Nel volume, oltre a un’antologia di suoi scritti e a molte fotografie, figurano testi di James Bradburne, Emanuela Daffra ed Erica Bernardi.

«Sono Fernanda Wittgens». Una vita per Brera, di Giovanna Ginex, 160 pp., ill b/n, Skira, Milano 2018, € 19,00

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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