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Ettore Spalletti

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Ettore Spalletti

Ettore Spalletti angelico astrattista

È morto a 79 anni il pittore e scultore del colore e della luce. Che cosa ha detto a «Il Giornale dell'Arte»

Ettore Spalletti, pittore e scultore , è morto venerdì 11 ottobre a Spoltore, vicino a Pescara, dove viveva. Aveva 79 anni. Nato a Cappelle sul Tavo (Pe) nel 1940, Spalletti è tra gli artisti italiani più importanti della sua generazione. Il suo è un lavoro difficilmente riducibile a una corrente artistica, portatore dal 1975 di un suo personale discorso sullo spazio e sulla luce con un rigore di ascendenza minimalista. Lo spazio di Spalletti si fa infinito pur nelle tre dimensioni, andando quindi a intaccarne una quarta, totalmente astrattizzante, assoluta, avvolgente e, quindi, spirituale. Lia Rumma, Massimo Minini, Studio Trisorio, Marian Goodman, Studio La Città e Vistamare sono tra le gallerie che hanno sostenuto la sua ricerca. Nel 2014 la più completa retrospettiva allestita dal MAXXI di Roma, dalla GAM di Torino e dal Museo Madre di Napoli ne ha documentato il lavoro, più volte esposto alla Biennale di Venezia e a Documenta a Kassel. Una nuova monografica è in corso fino al prossimo 3 novembre al NMNM Nouveau Musée National de Monaco a Montecarlo, a cura di Cristiano Raimondi.

Che cosa ha detto Spalletti a Il Giornale dell’Arte

La luce
«Io lavoro sul colore, sull’assorbenza. La qualità della luce dà respiro al colore, e questo respiro lo si legge in maniera differente nei luoghi. Nel mio studio, muovo le cose attraverso le luci perché sento che vivono momenti diversi: dalla mattina, con la prima luce, che quasi sempre mi sfugge perché arrivo tardi, alla sera, quando al tramonto i colori si acquietano. Il mio lavoro ha questa caratteristica, ossia il desiderio di offrire prima accoglienza. Dopo, piano piano, inizio a costruire l’opera, un lavoro fatto di luci, colori e forme diverse. E dopo ancora, vado a vederne singolarmente la qualità: opere ferme sulla parete, opere che si spostano e che dalla parete vanno incontro allo spazio, creano dei volumi di pigmento colorato».

L'architettura
«Penso l’architettura come accoglienza. Nel mio studio le stanze sono costruite con colori diversi, le indico come stanze spirituali. Mi piace parlare della spiritualità, è una realtà dell’uomo che appartiene a tutti e invece ne è stato fatto un uso ristretto dentro la realtà delle religioni».

Lo spazio
«Gli artisti in Italia sono abituati a risolvere i problemi creati dai luoghi, ad allestire mostre negli spazi più strani, perfino in vecchi garage. Provo appunto a risolvere lo spazio, a non subirlo; devo riuscire a sentirne l’umore, capirne le luci, a vedere il mio lavoro dentro un’architettura caratterizzata da desideri lontanissimi dai miei, completamente diversi da quelli che vivo nel mio studio, che è uno spazio di accoglienza, di offerta dell’arte. L’arte è un dono che viene fatto a se stessi e quando si riesce a trasformare il proprio lavoro in un bene, in cui c’è anche il bene sociale, penso che si sia trovato, almeno per me, un luogo importante dell’arte».

Il tempo
«Quello che mi interessa di più è di costruire un umore e, nonostante tutto, di annullare l’idea del tempo, perché quest’età che viviamo è così breve che offrire un dono è già tanto».

Il colore
«I colori che hanno caratterizzato il mio lavoro sono l’azzurro, che è atmosferico, ci viviamo dentro, sempre immersi; e il rosa, che si trasforma continuamente, lo penso attraverso l’emotività dell’umore, dell’incarnato».

Lo studio
«Non posso far altro che stare vicino alle mie opere»
 

Ettore Spalletti

Redazione, 13 ottobre 2019 | © Riproduzione riservata

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Ettore Spalletti angelico astrattista | Redazione

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