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El Greco al Grand Palais

L’«insaziabile inventore di forme» amato dalle avanguardie finalmente celebrato in Francia

«Ritratto del cardinale Fernando Niño de Guevara» (1600 ca, particolare) di El Greco, New York, The Metropolitan Museum of Art. © The Met

Parigi. E se El Greco fosse una città? «Troppo facile dire Toledo. Sarebbe New York, con le sue verticalità, l’energia elettrica e l’ambizione di creare un nuovo mondo, pretendendo di esserne il centro». Se fosse un animale? «Un lupo, solitario, sovrano, selvaggio». Un piacere? «L’estasi». Un difetto? «L’arroganza».

Guillaume Kientz si è divertito a giocare al ritratto cinese per la prima retrospettiva che un museo francese dedica a Domenico Theotokopoulos, detto El Greco. Specialista di pittura spagnola ed ex conservatore al Louvre, Kientz è stato di recente nominato alla testa della collezione d’arte europea del Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas).

La mostra, intitolata semplicemente «Greco», che si tiene al Grand Palais dal 16 ottobre al 10 febbraio, è stata realizzata tra Francia e Usa, in collaborazione con il Louvre e l’Art Institute of Chicago (dove sarà allestita dal 5 marzo al 21 giugno 2020). Ed è da Chicago che arriva un’opera monumentale (403,2x211,8 cm) come «L’Assunzione della Vergine», una delle otto tele che El Greco realizzò tra il 1577 e il 1579 per la Chiesa di San Domenico di Silos, a Toledo.

Opera emblematica anche perché fu la prima commissione che El Greco ricevette in Spagna, insieme alla celebre «Spoliazione di Cristo» per la cattedrale di Toledo, dove l’artista, nato a Creta nel 1541, era appena sbarcato dopo gli anni della formazione tra Roma e Venezia.

Molti sono i prestiti internazionali. Il Metropolitan di New York ha prestato il «Ritratto del cardinale Niño de Guevara» (1600 ca), che per l’originalità della composizione (con la missiva ai piedi del religioso, idea poi ripresa da Velázquez) e l’intensità del colore è considerata tra le più importanti dell’artista e della pittura spagnola. Lo Szépművészeti Múzeum di Budapest ha accettato di privarsi sia della «Maddalena penitente» (1576-77) sia de «L’Annunciazione» (1600-05).

La National Gallery di Londra ha prestato «La cacciata dei mercanti dal Tempio» (1600 ca) e la Pinacoteca Nazionale di Bologna «L’Ultima Cena» (1567-70). Per Kientz era tempo «di aprire al Greco il Grand Palais e di dedicargli la mostra che merita». L’opera di questo «insaziabile inventore di forme» è rimasta nascosta da più di due secoli di indifferenza prima di essere riscoperta alla fine dell’800 e celebrata dalle avanguardie del primo ’900. «Non si direbbe che le creature del Greco siano spesso spogliate dal fulmine? Restano lì, nude, sul posto, immobili, nell’atteggiamento in cui la morte le ha sorprese», scriveva Cocteau nel 1943.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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