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Due fiere per tutti: Ifa e Baf a Bergamo

Bergamo Arte Fiera e Italian Fine Art aprono in contemporanea (il 12)

Mario Sironi, «Due composizioni (Donna in costume e manifesto pubblicitario Fiat)», 1952 ca, tempera e inchiostro su carta, 24,8x34 cm

Forti dell’esperienza positiva dell’edizione 2018, anche quest’anno le due fiere IFA-Italian Fine Art, e BAF-Bergamo Arte Fiera, promosse da Ente Fiera Promoberg e dirette da Sergio Radici, si aprono in contemporanea, nel quartiere fieristico della città.

Dedicata al moderno e contemporaneo, Bergamo Arte Fiera (alla sua 15ma edizione) si tiene dal 12 al 14 gennaio, mentre la seconda edizione di Italian Fine Art, votata all’arte antica, dal 12 proseguirà fino al 20 gennaio: un’eccellente occasione, per collezionisti e appassionati, per compiere un excursus nell’alto antiquariato e nell’arte antica italiana e godere, al tempo stesso, di un ampio panorama dell’arte più vicina a noi.

Fra i 150 espositori delle due manifestazioni figurano gallerie di prim’ordine, italiane e straniere, essendo Bergamo da secoli una capitale del migliore collezionismo, forte com’è di un’antica tradizione d’arte e cultura, sorretta da una solida economia.

Due gli eventi collaterali: una mostra di sculture dell’artista bergamasco Piero Cattaneo (1929-2003) e un’esposizione di piccole opere di Mario Sironi che per il Palazzo delle Poste di Bergamo realizzò i due grandi teleri «L’agricoltura» e «L’architettura», 1934, e che a Bergamo volle essere sepolto.

Datati dal 1915 agli anni ’30, quando Sironi si dedicava, da vero maestro, alla decorazione murale, gli 80 lavori esposti fanno parte d’una collezione di piccoli studi, in gran parte inediti, che spaziano dalle illustrazioni per riviste alla pubblicità, dai bozzetti per dipinti a quelli per le grandiose composizioni murali ad affresco o a mosaico.

La mostra di Piero Cattaneo espone bronzi degli anni tra il 1967 e il 2000. In essi l’artista mette in scena il mondo contemporaneo, nutrito di tecnologia ma anche di memorie del passato, e nelle sue sculture coniuga parti meccaniche di motori con vecchi giocattoli o frammenti di mobili fuori moda: il tutto, fuso con la tecnica antica della cera persa. Quando poi prende a servirsi anche dell’acciaio inox tirato a specchio, nel quale i suoi bronzi si specchiano, introduce in essi una nuova dimensione illusoria, che li trasporta in uno spazio alternativo a quello reale.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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