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Mostre

Dubuffet e la musica da Tommaso Calabro

Un dialogo tra le opere pittoriche e le riproduzioni audio e video delle sperimentazioni musicali dell’artista

«Alentour la maison», del 1957, di Jean Dubuffet

Artista visivo ma anche appassionato di filosofia, letteratura, poesia e soprattutto musica, Jean Dubuffet (1901-85) coltivò tutte quelle discipline ben più che da dilettante.

In contemporanea con una retrospettiva curata da Martina Mazzotta, in corso fino al 3 marzo a Palazzo Magnani a Reggio Emilia, la Galleria Tommaso Calabro presenta dal 5 febbraio al 23 marzo la rassegna «Jean Dubuffet tra musica e pittura», nella quale si accende un dialogo tra le opere pittoriche e le riproduzioni audio e video delle sperimentazioni musicali dell’artista. Una musica fondata su suoni «bruti», proprio come la prediletta «Art Brut», l’arte dei disabili mentali da lui collezionata, di cui nel 1971 promosse un museo a Losanna.

Dopo gli esordi, in cui si serviva di strumenti classici e regole tradizionali, anche nella musica, come in ogni altro ambito espressivo, Dubuffet prese a puntare sull’«anticultura»: un’attitudine tanto radicata, la sua, da indurlo nel 1968 a pubblicare il libro Asfissiante cultura. Fu il gallerista Carlo Cardazzo a sostenerlo nelle sperimentazioni musicali, pubblicando nel 1961 un cofanetto di sei dischi in vinile con le sue «Esperienze musicali», presto arricchito da una preziosa pubblicazione che riuniva le copertine dei sei dischi e un testo di Beniamino Del Fabbro.

Da Tommaso Calabro ci s’imbatte dapprima nel film dedicato nel 1961 a Dubuffet da Jacques Rutman e nelle copertine dei sei dischi. Poi ci s’inoltra nelle due sale che mettono a confronto i dipinti e i brani musicali, nei quali Dubuffet immette l’identica potenza «materica» e l’identica assenza di regole dei suoi quadri. Da ultimo, i suoni di «Esperienze musicali» sono posti in dialogo con il dipinto «Alentour la Maison», 1958.

Intanto, dal 19 al 25 febbraio, per la Fashion Week, nella stessa sede vanno in scena le sofisticate, bizzarre, improbabili «Tipe umane» (così le ha battezzate nel 2016 Caroline Corbetta, che cura la mostra) nate su Instagram dalla creatività del designer (anche di moda) Andrea Incontri: il primo di una serie di progetti interdisciplinari della galleria su moda e design intrecciati con arti visive e applicate.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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