Donald Judd il minimalista riluttante

Al MoMA un'ampia retrospettiva in 70 opere

Federico Florian |

New York. In un testo del 1965, considerato da molti il manifesto del Minimalismo, Donald Judd (1928-84) scrive di un nuovo genere di opere tridimensionali, altrimenti dette «specific objects», che incorporano aspetti tanto della pittura quanto della scultura, senza essere né l’una né l’altra.

«I nuovi lavori tridimensionali non costituiscono un movimento, una scuola o uno stile. Le differenze tra loro sono maggiori delle somiglianze», dichiara Judd, sottolineando come un consistente gruppo di artisti americani (fra cui John Chamberlain, Claes Oldenburg e Dan Flavin) sia più interessato all’esperienza fisica, fenomenologica degli oggetti che al loro significato simbolico e metaforico. In altre parole, presenza versus rappresentazione.

Di questi «oggetti specifici», quelli di Judd si basano su sequenze modulari di elementi estremamente simili in termini di forma, ma differenti nel colore,
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Federico Florian