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Mostre

Diventare Matisse

Nella sua città natale 250 opere, di cui 50 di artisti che ebbero un'influenza sul pittore francese

La natura morta di Matisse del 1915, prestata dal MoMA di New York. © Archives Matisse. © Succession H. Matisse / Artists Rights Society (ARS), New York

Le Cateau-Cambrésis. Matisse nacque a Le Cateau-Cambrésis 150 anni fa, il 31 dicembre 1869. Alla sua morte, a Nizza, a 85 anni, il pittore, esponente di spicco del movimento dei Fauves, lasciò in eredità alla sua città natale, nel nord della Francia, 82 opere.

Nacque allora il Musée Matisse che, in occasione dell’anno anniversario, presenta «Devenir Matisse» dal 9 novembre al 9 febbraio. La mostra si sofferma sui primi 20 anni di carriera del pittore, dalla formazione accademica a Parigi, dal 1892, dove seguì i corsi di Eugène Carrière e lavorò negli atelier di Bourdelle e Gustave Moreau, fino al 1911, anno in cui Matisse chiuse l’Académie che aveva aperto nel 1908, in un antico convento della rue de Sèvres, a Parigi, su consiglio di Sarah Stein e Hans Purrmann.

Sono allestite 250 opere, di cui 50 sono di grandi artisti che ebbero un’influenza su Matisse come Goya, Rembrandt, De la Tour, ma anche Picasso, Van Gogh, Rodin, Monet, Renoir. Alcuni quadri sono stati prestati da grandi musei francesi, come il Louvre e il Centre Pompidou, da dove arriva tra l’altro lo splendido «Autoritratto» del 1900. In un percorso cronologico, un’importante sezione della mostra è dedicata al ruolo che il Louvre svolse nella formazione artistica di Matisse.

Il giovane artista frequentò molto il museo parigino, che fu per lui fonte di ispirazione e di scoperte. Tra il 1892 e il 1900, realizzò 19 «copie», piuttosto rielaborazioni personali e in chiave moderna, di pitture di Raffaello, Poussin, Philippe de Champagne, e una natura morta di Jan Davidz De Heem. Per la prima volta, l’originale di De Heem del 1640 prestato dal Louvre e la copia di Matisse del 1915, prestata dal MoMA di New York (nella foto), sono esposte l’una accanto all’altra.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019



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