Digita «play» e Arte Fiera riparte

Il futuro sostenibile delle fiere nel progetto digitale voluto dal direttore Simone Menegoi

Franco Fanelli |  | Bologna

Siamo andati ad Arte Fiera; ci siamo andati navigando, ovviamente, senza muoverci da casa e digitando www.artefiera.it. La fiera è chiusa e sappiamo perché. Chiusa ma diffusa: una fiera «art home», cioè sparsa nelle 150 gallerie che vi aderiscono e che, facendo lo slalom tra i colori giallo, arancione e rosso imposti dal Covid-19, continuano a fare il loro lavoro, cioè mostre, visitabili nella sezione  «In galleria» di PLAYLIST, che in realtà non è una fiera online (l’espressione viewing room è diventata quasi una parolaccia, dopo il 2020, poco invitante almeno quanto «download»).

È un progetto digitale ideato da Simone Menegoi, direttore di Arte Fiera di Bologna, con il quale la tradizionale mostra-mercato diventa qualcosa di diverso, indipendentemente dal fatto che la s’intenda in presenza o in remoto. Il futuro del fair-system, che in realtà anche prima della pandemia mostrava qualche vistosa crepa, potrebbe essere rifondato non soltanto sul mordi e fuggi richiesto da eventi così temporalmente concentrati, ma sulla trasformazione delle fiere in piattaforme permanenti, stabili approdi per gallerie e visitatori nell’oceano, non solo telematico, degli eventi espositivi.

Siti fisici durante l’apertura in presenza (in un futuro auspicabilmente prossimo) e virtuali nel resto dell’anno, fonti d’informazione e di aggiornamento con proposte curatorialmente selezionate, ma anche canali di trasmissione e scambi di contenuti. PLAYLIST, per ora, è online da oggi sino al 24, cioè nei giorni di durata canonica di una fiera, ma fra le molte nuove idee ispirate da un anno da incubo, insieme a quelle varate da Artissima ha tutte le prerogative per proporsi non come alternativa ma come evoluzione del concetto tradizionale di fiera.

La selezione, come indicato dal titolo, è l’anima del progetto. A cominciare, nella sezione «In mostra», dal «menu» concepito da un artista in veste di curatore, Stefano Arienti, a partire da materie prime di qualità, ossia le opere conservate nel MAMbo. Ne scaturisce un percorso di degustazioni e abbinamenti insoliti, all’insegna di una raffinata cultura visiva e di una ben calibrata ironia. Il programma di talk che «Flash Art cura» da due anni per Arte Fiera è invece diventato un palinsesto di video con conversazioni a distanza fra addetti ai labori «trasversali». Gli argomenti vertono sulla figura di Germano Celant, vittima del Covid-19, sul rapporto tra arte e moda e di interdisciplinarità.

Luca Cerizza, Eva Fabbris, Italo Rota, Andrea Viliani, Gea Politi, Giulia e Camilla Venturini, Stefano Boeri ed Emanuele Coccia (sugli scenari post-pandemia) moderati da Cristiano Seganfreddo e poi Anna Franceschini e Alessandro Bava e Vincenzo di Rosa sono i protagonisti di questi dialoghi. La trasversalità ispira anche i lettori che «curano» con le loro scelte il bookshop della fiera, gestito da Corraini. Paola Ugolini, Luca Lo Pinto, Tiziano Scarpa, Luca Scarlini, Beppe Finessi, Romeo Castellucci, Cecilia Matteucci ed Elena Pasoli propongono una libreria ideale composta da quaranta titoli.

La Fondazione Cineteca di Bologna, diretta da Gian Luca Farinelli, collabora infine a PLAYLIST offrendo gratuitamente negli orari indicati sul sito una minirassegna di lungometraggi in streaming: tra i quattro titoli, «La rivoluzione siamo noi (Arte in Italia 1967/77)», il recente documentario di Ilaria Freccia e Ludovico Pratesi cui «Vernissage» dedicherà un servizio nel numero cartaceo de «Il Giornale dell’Arte» di febbraio.

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