Diario da Flashback 2023

La fiera che si muove tra il passato e il presente si conferma portatrice di un modello vincente

Una veduta di Flashback. Foto di Antonio Jordan
Karin Gavassa |  | Torino

Day 4

Ultimo giorno di apertura per la fiera, che nonostante il salto a ostacoli per raggiungerla a causa della maratona tenutasi in città in mattinata, ha raggiunto il suo record con più di 26mila presenze, un pubblico diversificato tra collezionisti, esperti e appassionati d’arte. C’è soddisfazione tra i galleristi, italiani e internazionali, la cui proposta di qualità con opere che hanno saputo coinvolgere ed emozionare il pubblico ha ricevuto in cambio attenzione e riscontro nelle trattative e nelle vendite.

Si dicono soddisfatti Benappi e conferma la positività dell’esperienza Mirco Cattai, che ha concluso in fiera una trattativa dei «Musici a cavallo» della Cina Centrale risalenti al 618-907 D.C. Opinione condivisa anche da parte della direzione nelle parole di Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, in quanto la fiera si conferma «un appuntamento stimolante e quanto mai “contemporaneo” grazie all’offerta eclettica e trasversale».

Un altro elemento importante è stato il legame con il territorio anche a livello di vendite. È il caso ad esempio della Galleria Giamblanco, di Torino, che ha portato autori locali che abbiamo visto «segnati con bollino rosso» come Domenico Duprà (Torino, 1689 - 1770) con il «Ritratto di Vittorio Amedeo duca di Savoia», l’olio su tela «Allegoria delle Arti» di Giacomo Grosso (1860-1938),  la «Natura morta autunnale» di Michele Antonio Rapous (Torino, 1733-1819) con cifre che si attestano sui 15-20mila euro.
«Coca-Cola» (1979) di Mario Schifano
Altro range di prezzo «la testa di filosofo antico» di Tiepolo, prima metà XVIII secolo, olio su tela, con cornice riccamente intagliata e dorata, coeva al dipinto, che si attesta sui 250mila. Trattative trasversali ai diversi periodi storici, dall’antico a Ontani, a una serie di opere di Schifano da In Arco, fotografie ritoccate a tempera e smalto su «prezzi pop» intorno ai 600 euro che hanno ampiamente venduto insieme a opere più costose, per citarne alcuni. Bilancio positivo anche per Lampronti.

Secondo Beatrice Burati Anderson, Venezia, non si possiedono le opere, ma si custodisce il valore che ne determina una cura e che travalica la pura vendita per arrivare alla trasmissione della conoscenza. È così che dal confronto ideale tra due archivi che si interfacciano sulle due opposte pareti dello stand sono state acquistate due opere di Pilade Bertieri del 1937, messe in relazione concettuale tra loro da uno stesso acquirente che ne ha letto il bilanciamento tra morte e vitalità.

A chiudere idealmente il viaggio nella metamemoria, tema di questa edizione, l’anteprima del documentario «Il Bruco del Sole» realizzato da Gianfranco Barberi e Marco di Castri in omaggio all’opera di Luigi Mainolfi che racconta così  il suo fare artistico: «in realtà sogno di potermi realizzare attraverso una preparazione a volte sofferente, faticosa. Però già questo percorso mi ha fatto vivere una vita intensa al di là dell’arte, al di là  dell’artista. Ho sempre cercato di essere un un uomo; che non si può trasformare solo in artista».

Flashback Habitat prosegue con l’opera corale permanente «Una vita migliore.  Frammenti di storie dell’I.P.I» tra materiali d’archivio, racconti video e fotografia per restituire la storia intima del luogo, partendo dallo storytelling del singolo per arrivare ai concetti universali di nascita, famiglia, identità. Il 30 novembre apre inoltre al pubblico una nuova mostra dal titolo «Times Square», la piazza del tempo, rappresentazione simbolica della relazione tra la storia dell’arte e il quotidiano.

Day 3

«mater» (2023) di Alessandro Bulgini
Cosa significa essere un mercante d’arte antica oggi all’interno di Flashback, in dialogo continuo con quello che il claim che connota la fiera stessa recita «l’arte è tutta contemporanea»? Ne abbiamo parlato con Botticelli Antichità che ha portato nel suo stand, molto visitato, opere che vanno dal Trecento, come la «Madonna con bambino» in legno di noce, opera di uno scultore lombardo, fino al primo Novecento con le maschere di Amleto Galli. Nel suo spazio spicca un raro cassone di nave, in legno intagliato e dipinto, di epoca rinascimentale. Bruno ed Eleonora Botticelli sono mercanti d’arte di seconda generazione. Botticelli Antichità, attiva dal 1959, oggi partecipa a fiere d’arte internazionali come TEFAF New York e Maastricht, Frieze Masters e BIAF (Biennale dell’Antiquariato di Firenze). 

Bruno Botticelli considera il dialogo con il contemporaneo come «una dimensione che risulta imprescindibile e unica condizione possibile nella comprensione del cambiamento in atto nella nostra società» (condizione in cui si ritrova a suo agio, in un modus operandi che ne ha da sempre caratterizzato il lavoro). «Assistiamo infatti oggi a una contrazione del tempo, la comunicazione, tutto è istantaneo, in real time, i multiversi si moltiplicano nell’immaginario letterario, cinematografico, nelle serie tv in cui le epoche si contaminano, tutto avviene in modo simultaneo. Allo stesso tempo però c’è la necessità di lasciare una traccia, esigenza che appartiene sia al contemporaneo che all’antico. È un rapporto bidirezionale, che non può fare a meno dell’altro».

Questi stessi spunti di riflessione trovano ulteriore approfondimento in vari momenti della fiera, dai talk alle mostre sino alla luce d’artista la cui scritta «mater» in rosso, di Alessandro Bulgini, proietta l’arte (pubblica) nella città, dedicata a coloro che sono nati più di quarant’anni fa nell’attuale sede di Flashback Habitat, ex brefotrofio della Provincia di Torino fino agli anni Ottanta. Questa edizione della fiera ospita anche la nona edizione della mostra conclusiva del progetto «Opera Viva Barriera di Milano» (il manifesto di 6 metri x 3 che, in piazza Bottesini a Torino, accompagna durante l’anno la vita quotidiana del quartiere).

Tornando agli espositori, si segnala l’affollata Atipografia, galleria d’arte contemporanea situata ad Arzignano (Vi). In fiera presenta la personale dedicata al padovano, classe 1983, Stefano Maria Zatti le cui opere sono caratterizzate dalla parola, elemento creativo, concettuale ed estetico che si confronta con supporti diversi. Accanto agli spazi privati, non passa inosservata la preziosa mostra «Scoprire l’invisibile di Piero Fogliati» realizzata grazie all’unione delle forze di tre gallerie: le milanesi Lorenzelli ArteOsart Gallery e la Galleria d’Arte Niccoli di Parma.

Dai primi anni Sessanta del secolo scorso l’artista piemontese aveva iniziato a riflettere sul possibile destino della città e, utilizzando la sua fervida immaginazione e il suo ingegno, aveva elaborato il progetto della «Città fantastica». Oltre a un utopistico e fantasioso disegno riferibile a quell’idea, datato 1988, sono esposti lavori che occupano lo spazio attraverso un originale allestimento: dal «Fleximofono» (1967-2002), costituito da molle fissate ad una lamiera appesa al soffitto che ricopre la funzione sia di supporto sia di elemento diffondente il suono, alla «Macchina che respira» (1990), tentativo di conferire un’anima alle creazioni, una sorta di afflato vitale ottenuto con semplici ma ingegnosi marchingegni.

Giorno 2


Un pubblico selettivo, attento e con un’alta percentuale di giovani continua ad animare la fiera. La varietà di periodi storici unita all’ampio ventaglio della tipologia di opere tra stand e mostre risulta avvincente per il visitatore che ne rimane affascinato e attratto. Una diversa visione sulla storia dell’arte va in scena anche attraverso l’offerta di proposte variegate che caratterizzano la fiera, che vanno a creare vere e proprie stanze delle meraviglie, come nel caso dei gioielli e dei tappeti.

La malleabilità e duttilità del metallo permettono esiti raffinati nella creazione e decorazione dei gioielli, rendendo questi piccoli oggetti capolavori, come il Bracciale Retrò in oro giallo, zaffiri naturali e diamanti del 1940 ca. di Lorenzo e Paola Monticone, gioielli d’epoca dei più famosi creatori internazionali, design in prevalenza di gioielli vintage del Novecento; gioielli Art Déco in platino e diamanti caratterizzati da eleganti geometrie, gioielli in oro rosso anni ’40, cocktail rings anni ’50, smalti e animalier anni ’60 e soprattutto preziose opere del design anni ‘70,  protagonisti BulgariCartierVan Cleef & ArpelsTiffany.
«My desire my dream my despair» (2023), un arazzo di Numero Cromatico
L’arte tessile compie un excursus spazio temporale in un immaginifico confronto tra Mirco Cattai Fine Arts & Antique Rugs, Milano, specializzato in particolare in tappeti dell’Anatolia dal XVI al XIX secolo del Caucaso e della Persia oltre a oggetti d’arte antica asiatica e cinese come i «Giocatori di polo» della Dinastia Tang (618-907 d.C.) in terracotta rossa policroma concorrono alla costruzione di un immaginario popolato sia da elementi appartenenti alla nostra storia che a quella di culture lontane e gli arazzi ipercontemporanei del booth di untitled association con i romani Numero Cromatico, e l’opera «Nuova memoria», 2022, un collettivo artistico interdisciplinare, composto da ricercatori provenienti da vari campi del sapere, dal mondo dell’arte alle neuroscienze, impegnati nel ridefinire e ampliare i confini della ricerca artistica, integrando teorie, metodologie e tecnologie anche scientifiche, alla luce delle possibilità e delle sfide della contemporaneità.

Le opere comprendono testi, parole e frasi generati lavorando con l’intelligenza artificiale in stretto legame con i loro progetti editoriali. Sabato 4 alle ore 18:30 verrà infatti presentato in anteprima nazionale il libro «Il futuro è qui, da qualche parte», un’antologia di testi sul futuro dell’umanità, generati con l’ausilio della loro intelligenza artificiale S.O.N.H (Statement of the New Humanity). I testi si rivolgono direttamente al lettore e aprono ad una riflessione ampia su alcune questioni centrali sul futuro dell’umanità e del Pianeta: il ruolo dell’essere umano nell’ecosistema naturale, il rapporto tra esseri umani, natura e tecnologie, il tema della creatività umana in rapporto alle intelligenze artificiali. L’algoritmo di Numero Cromatico è stato istruito dal collettivo con testi di importanti autori e pensatori del secolo scorso, selezionati per conferire all’IA un particolare immaginario e uno stile letterario peculiare.

La contemporaneità attraversa i secoli, dimostrando come lo spettatore attento e sensibile possa cogliere simbologie fuori dalle convenzioni del tempo. Ci troviamo infatti a ripercorrere singoli periodi storici, come l’Ottocento di Francesco Hayez presentato da Aleandri Arte Moderna, il Novecento con i futuristi BallaDe ChiricoMedardo RossoSavinio e Sironi della Galleria RussoBotteganticaGalleria Gracis, fino a ritrovarsi catapultati in progetti che legano opere realizzate in periodi diversi come il raffinato esempio di Galleria dello Scudo di Verona. Tre grandi sculture in ceramica di Luigi Ontani ispirate a soggetti trattati dalla pittura classica (il filosofo, l’artista e San Sebastiano) dialogano con altrettanti dipinti di maestri italiani del XVII secolo, accostabili per analogia tematica.
Una veduta dello stand della Galleria dello Scudo
Succede così che Giulio Cesare Procaccini con l’«Autoritratto in età giovanile», 1600 ca, si specchi con «Pollock», 1998, a indagare l’uomo con curiosità antropologica, in un doppio rispecchiamento tra passato e presente la cui risposta è lasciata al visitatore. Un novello Dorian Gray che da confronto concettuale diventa anche legato al medium, ovvero dall’olio su tela seicentesco alle ceramiche di Faenza modellate da Ontani. La  riflessione viene proiettata avanti nel tempo anche nell’opera di Fortunato Depero della Galleria Gracis immaginando una città futurista popolata da automi, fino agli studi architettonici di Christo, che ragionano sul potere trasfigurante della Land Art presentato dalla Galleria D’arte L’incontro.

Tempo che sembra invece reso eterno quando ammiriamo lo «Studio di uomo seduto», di Claudio Francesco Beaumont, un carboncino e gessetto bianco su carta cerulea presentato da Flavio Gianassi-FG Fine Art in omaggio alla città attraverso l’opera del pittore di corte delle residenze sabaude. L'omaggio per il 2023 alla città di Torino e al Piemonte, che ospitano Flashback, è dato da una selezione di disegni antichi di artisti piemontesi, che hanno poi esteso la loro fama oltre il confine regionale, lavorando in tutta Italia. In particolare, lo «Studio» databile tra il 1738 e il 1742 dell'artista torinese Beaumont che, dopo varie commissioni e lavori in altre città italiane tra cui Bologna, Roma e Venezia, torna a Torino dove già godeva di grande considerazione e fama tanto da ricevere commissioni pittoriche a Palazzo Reale. Tra le opere realizzate per il Palazzo ci sono gli affreschi dell'Armeria Reale, la cosiddetta Galleria Beaumont, di cui il disegno rappresenta uno schizzo preparatorio per una delle figure degli «Ignudi» della volta. L’eccellente qualità delle opere è ulteriormente testimoniata dal rilievo di una «Natività» in marmo di Giovanni di Balduccio databile al primo Trecento della londinese Benappi Fine Art che speriamo entri presto in una collezione museale.

Oltre alla parte espositiva, la fiera presenta numerosi talk di approfondimento per soffermarsi sul valore presente delle opere. I talk di oggi 3 novembre a partire dalle 17 prevedono un focus gallerie «Quando e perché un’opera può dirsi “contemporanea”?» Ispirati al concept della manifestazione Flashback l’arte è tutta contemporanea, i due incontri coinvolgono attivamente i galleristi, i quali, insieme a un moderatore esperto del settore, discuteranno su opere d’arte presenti in fiera e sul perché possono dirsi ancora contemporanee. Intervengono: Flavio Pozzallo (Galleria Flavio Pozzallo) presenta Maestro della pietà degli AntonianiSimone Aleandri (Aleandri Arte Moderna) presenta «Odalisca» (1839 ca) di Francesco HayezStefano Testa (Galleria Del Ponte) presenta «Martin Luther King» (1968) di Carol RamaAndrea Ingenito (Galleria Andrea Ingenito) presenta «Studio per sacchi di notte napoletane»(1988) di Lello Masucci.

Ore 18.30 Focus arte pubblica
Opera Viva Barriera di Milano, Luigi l’addetto alle affissioni
Il progetto ancora in corso con l’opera di Alessandro Bulgini in Piazza Bottesini, per questa edizione si è caratterizzato dalle opere appese come manifesti e capovolti, per mano di Luigi, l’addetto alle affissioni che ha creato un ribaltamento di ruoli, dove gesto artistico e spazio convenzionale si trovano messi in discussione. Vivono e lavorano a Torino gli artisti selezionati per l’edizione 2023, per sottolineare ancora una volta l’importanza del tessuto culturale e artistico della città di Torino.

Giorno 1
«La Spirale» di Fannidada
Flashback Habitat ecosistema per le culture contemporanee
si conferma una fiera dal modello vincente, capace di scommettere sulla qualità, in una dimensione a misura di pubblico (e collezionista), offrendo diverse chiavi di lettura del passato e del presente, con importanti opere che vanno da Canaletto a SchifanoOntani,  da TiepoloFannidada e Turi Rapisarda, in un continuo rapporto dialettico, tra memoria e rigenerazione. È il pensiero che abbiamo condiviso tra i vari incontri fatti durante l’inaugurazione, uno tra tutti con Gian Enzo Sperone, collezionista e figura chiave del mercato dell’arte, che insiste proprio sul successo di una scelta di qualità e sulla giusta dimensione dell’evento.

Le storie e la memoria si moltiplicano tra i 37 espositori che, dopo il «taglio del nastro» da parte del sindaco, hanno visto i propri stand letteralmente invasi di gente: tra tanti visi noti di esponenti della cultura torinese (e non) e di collezionisti, si notava con piacere una massiccia presenza di giovani. Effettivamente l’offerta soddisfava davvero tutti i gusti con proposte molto variegate che andavano dagli antichi tappeti orientali alle opere di Carol Rama, dalla pittura piemontese del Settecento ai futuristi, dai gioielli alla ceramica contemporanea, dalle fotografie all’Arte povera. Molti gli stand monografici come quelli dedicati a Nespolo, Sironi e Carol Rama, e molti anche i pezzi da museo. E a poche ore dall’apertura, su molte opere spiccava il bollino rosso, segno che il pezzo aveva già trovato un acquirente.

Flashback sa connettersi a livello profondo con il territorio che la ospita, offrendo spazi a progetti sulla città: le Living Room, Stanze viventi, sono un progetto ideato da Alessandro Bulgini, che ha coinvolto nell’ex brefotrofio, l’Istituto dove venivano allevati i neonati illegittimi o abbandonati, a più di 20 artisti del territorio piemontese a riprova di come  questo luogo si configuri come una storia di affidamenti che ancora una volta dimostra la «complessità dell’ecosistema Flashback composto di memoria e presente. Ciascun artista si è reso partecipe di una possibilità collettiva cosicché attraverso l’arte la storia di questo luogo così importante torna strumento di vita», afferma Bulgini.

Gli artisti e le artiste che hanno realizzato i lavori sono Giulia Berra con «Topografia dell’Attesa», Sarah Bowyer con «Fratelli di culla», Elena Corradi con «What does it mean to care?», Fannidada con «Tracce» (2022), Paolo Galetto con «civuoleunainfinitapazienzaperaspettareciochenonaccademai», Maria Luigia Gioffrè con «Casa Madre», Carlo Gloria con «Il sogno di Andrea», Vittoria Mazzonis con «Sui Sensi e sulle Emozioni», Luca Oliviero con «Radio Silenzio», Germain Ortolani & Claudia Vetrano con «In Loco», LORO (Lorenzo Petrone e Rossana Misuraca) con «Still Life», Luisa Raffaelli con «Rovesciare, Riequilibrare», «Rammendare», Mery Rigo con «The Adoption, La Foresta Siamo Noi», Beatrice Sacco con «Il passato è qualcosa che può vedere ma non può toccare», Bernat Sansò con «In balia», Michele Seffino con «Phonotope #1».

Nello stesso contesto, domenica 5 novembre alle ore 14 si terrà il workshop « Lingua Madre» presso il Padiglione A, intorno all’idea che esista per ognuno di noi una lingua madre, un lessico famigliare che concorre all’identità di ciascuno. Ne discutono i nativi del luogo insieme al collettivo artistico LORO (Lorenzo Petrone e Rossana Misuraca), nel workshop partecipato attraverso la tecnica della cianotipia.

Iniziamo con il citarne uno, importante anche per le dimensioni, portato da Cesare Lampronti, nipote del fondatore dell’omonima galleria romana nonché titolare della DSY 44 Lampronti Gallery (Londra): un olio su tela di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto (Venezia, 1697-1768), di quasi 3 metri (183x 261,5 cm) che ritrae «Il solenne ingresso in Palazzo Ducale del 5 novembre 1726 dell’Ambasciatore francese Jacques-Vincent Languet, conte di Gergy presso la Repubblica Serenissima».

Uno degli avvenimenti più fastosi previsti dal cerimoniale ufficiale della Repubblica veneziana, organizzato in occasione della presentazione delle proprie credenziali al doge da parte degli ambasciatori stranieri. Il nuovo ambasciatore veniva condotto dalla sua residenza fino alla riva del molo prospiciente a Palazzo Ducale da un corteo di imbarcazioni e qui, ricevuto da una delegazioni di senatori e da un plotone di soldati, veniva accompagnato alla presenza del doge, cui il segretario leggeva le credenziali. Successivamente si svolgeva anche un banchetto nelle sale di Palazzo Ducale.

L’opera qui presentata raffigura uno di questi momenti della vita di stato veneziana, in cui Jacques-Vincent Languet, conte di Gergy (1667-1724), arrivò come ambasciatore di Francia a Venezia. Languet, dopo essere stato l’inviato del re Luigi XIV presso il duca di Wurttemberg a Stoccolma nel 1697, fu nominato illustre ambasciatore a Mantova a partire dal 1702. Nel 1704 accompagnò, inoltre, l’ultimo duca di Mantova, Ferdinando Carlo, durante il suo viaggio in Francia, e lo seguì anche a Venezia nel 1707 quando il duca fu costretto a lasciare i suoi Stati. Dopo una tappa a Firenze e poi a Ratisbona, dove fu inviato nel 1714, fu nominato conte de Gergy, nel 1721, presso la Serenissima Repubblica di Venezia. Giunto a Venezia nel 1723, fu ricevuto solennemente dal doge Sebastiano Mocenigo soltanto tre anni dopo, il 4 novembre 1726. Allo scopo di commemorare questo evento, che poteva apparire come il coronamento della sua carriera diplomatica, il conte commissionò a Carlevarijs, Canaletto e Richter di realizzare delle opere che ne suggellassero l’importanza.

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© Riproduzione riservata «Studio di uomo seduto», 1738-42, di Claudio Francesco Beaumont, da Flavio Gianassi-FG Fine Art «L’arrivo dell’Ambasciatore francese Jacques-Vincente Languet, Comte de Gergy, a Palazzo Ducale a Venezia il 5 novembre 1726» di Antonio Canal, detto Canaletto. Foto DSY 44 Lampronti Gallery
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