Dalla fine al principio della storia della fotografia

Rivendicata da 24 inventori, la fotografia dai suoi esordi ad oggi raccontata nell'ultimo libro di Walter Guadagnini

«24Hrs in Photos, 2011» di Erik Kessels, installazione al Foam di Amsterdam. Foto Gjis van der Berg. Cortesia dell’artista
Ada Masoero |

Quasi duecento anni, portati benissimo. E, per di più, con una progenie sempre più vigorosa e sempre più influente nell’universo della creatività contemporanea. Parliamo della fotografia, la cui invenzione, sin dal 1839 (come scriveva nel 1977 un influente storico) fu rivendicata da ben 24 contendenti, tra cui l’antesignano Joseph Nicéphore Niépce. Sebbene, alla fine, a sbaragliare tutti sia stato Louis Daguerre con il suo dagherrotipo.

Ma la folla stessa dei competitori la dice lunga sul fermento che, in quegli anni della prima metà dell’800, cresceva intorno alla possibilità di riprodurre meccanicamente con fedeltà il reale. Da allora, sempre in bilico tra arte e scienza, la corsa del medium fotografico non si sarebbe più fermata, per arrivare a oggi, quando le immagini di Trevor Paglen, generate dall’intelligenza artificiale, non prevedono neanche più la presenza del soggetto.

A tracciarne una storia mondiale aggiornatissima è, ora, lo storico della fotografia Walter Guadagnini, nel suo libro Fotografia. Due secoli di storia e immagini (Gallerie d’Italia-Skira). Qui la sua competenza di studioso e docente (nel presentare il libro, il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ne annuncia una prossima versione per le università) si traduce in una narrazione appassionante e ricca di riflessioni tanto sugli statuti del linguaggio fotografico quanto sul contesto storico e culturale di ognuna delle stagioni trattate.

Il tutto inserito in una struttura singolare che nel testo (e nelle immagini che lo illustrano) segue cronologicamente le vicende della fotografia dai suoi esordi a oggi, invece nell’album iconografico tripartito che scandisce il libro si dipana «à rebours», dal 2021 (con «From “Apple” to “Anomaly”» di Trevor Paglen, opera composta da oltre 30mila immagini tratte dal dataset ImageNet) al 1970, di qui al 1920, e di qui ancora al 1827 (con «Veduta dalla finestra di Le Gras» di Niépce): come precisa l’autore, «un viaggio a ritroso nel tempo la cui prima immagine [quella, simbolica, di Helmut Newton, Heather looking through a keyhole, 1994, Ndr] esalta una delle caratteristiche primarie della fotografia, quella natura voyeuristica che la rende, per usare le parole del titolo di un celebre fotocollage di Richard Hamilton, “so different, so appealing”».

Diviso in 16 capitoli, e arricchito da altrettanti preziosi approfondimenti tematici (di Monica Poggi) e da una corposa bibliografia, il libro esplora dunque a fondo la natura e le peculiarità del mezzo fotografico, mentre indaga le ragioni, i tempi, i modi della sua fortuna, dall’impulso dato, nel secondo ’800, dalla nuova passione per i viaggi «esotici» all’affermazione del ritratto fotografico, dal suo imporsi nei territori tra giornalismo, scienza, documentazione, narrazione e denuncia, alle innovazioni delle avanguardie storiche e poi, giù per il ’900 e il nuovo millennio, sino agli scenari offerti dai nuovi media e dall’intelligenza artificiale.

Fotografia. Due secoli di storia e immagini,
di Walter Guadagnini, 352 pp., 300 ill. col., Skira editore, Milano 2022, € 65

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