Dal Piemonte a Bristol per staccare Banksy

Un restauratore italiano chiamato a intervenire sul murale «Aachoo!!» che sarà messo all'asta

Alessandro Martini |  | Bristol

Il murale era apparso lo scorso dicembre sul muro di una casa privata nel quartiere di Totterdown a Bristol, all’angolo tra Park Street e Vale Street, una delle strade più ripide dell’intera Gran Bretagna. Subito attribuito a Banksy (che lo ha riconosciuto sul suo sito web e su Instagram), ritrae un’anziana signora, con tanto di bastone, borsetta e foulard in testa, che, nell’atto di starnutire, lancia la sua dentiera, che volteggia libera nell’aria.

Quel murale è appena stato staccato dalla parete di mattoni e intonaco su cui è stato realizzato, parte di una residenza su due piani: operazione necessaria in vista della prossima vendita all’asta dell’opera, nel frattempo intitolata «Aachoo!!».

All’operazione, complessa sotto diversi aspetti, è impegnato Federico Borgogni, 47 anni, restauratore italiano di Ozzano nei pressi di Casale Monferrato (Al), in Piemonte. È stato chiamato in Gran Bretagna grazie alle sue competenze (il suo laboratorio, fondato nel 2009, è specializzato in restauro di opere d’arte contemporanea, compresi lavori di Anselm Kiefer, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Michelangelo Pistoletto e Carol Rama) e precedenti esperienze, «compreso lo stacco di un’altra opera dello stesso Banksy, lo scorso settembre e proprio qui a Bristol, dove mi aveva chiamato un mio collega di Asti, Roberto Palumbo», racconta Borgogni.

In attesa della vendita, proprio in questi giorni Federico Borgogni sta procedendo alla conclusione dei lavori, tutti condotti da solo: «Non è facile trovare personale esperto. Direi che su mille restauratori, due hanno davvero esperienze di stacco di superfici dipinte. È anche per questo motivo che mi hanno chiamato dall’Italia qui in Gran Bretagna, no?», ci dice, orgoglioso.

L’intervento ha previsto una serie complessa di operazioni, che hanno preso il via il 17 febbraio: «In primis ho dovuto mettere in sicurezza l’edificio e il tetto, perché lo stacco dell’opera di Bansky (252x160 cm) ha riguardato più della metà dell’intera parete di mattoni, spessa 48 centimetri. Ho utilizzato anche pannelli di Aerolam, utilizzati per l’industria aeronautica, molto resistenti grazie alle loro componenti di alluminio a nido d’ape e vetroresina.

È seguita la protezione dell’opera di Banksy, dipinta su un intonaco di un solo centimetro di spessore. Ho proceduto con una velinatura e con un mix di colle di origine animale, da me studiate appositamente per evitare che le vernici spray utilizzate da Banksy si sciogliessero, cosa che sarebbe accaduta se avessi utilizzato i solventi abituali. Poi è stata la volta dello stacco vero e proprio.

Ora sono impegnato ad alleggerire la porzione di parete staccata, attraverso l’asportazione dei due corsi di mattoni retrostanti l’intonaco». L’ultimo passaggio necessario è «il consolidamento con una particolare fibra di vetro e un mix di colle, sabbia e cemento dovranno garantire insieme rigidezza e flessibilità», chiarisce Borgogni. «Non è un lavoro semplice: sono operazioni che raramente vengono compiute, e di norma su affreschi antichi».

Ogni scelta adottata da Borgogni è stata quindi graduale, strettamente legata al caso, ai materiali e alle tecniche specifiche utilizzate da Banksy. A breve «Aachoo!!» sarà pronta per essere venduta.

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