Da Oxford e Cambridge, Palazzo Butera piano secondo

Prosegue l’allestimento della straordinaria collezione di Francesca e Massimo Valsecchi: da Fra Galgario a Whistler e Warhol, dal protodesign britannico a Gilbert & George, agli interventi di Tremlett e dei Poirier

Palazzo Butera affacciato sul mare. Foto Sandro Scalia La sala 18 di Palazzo Butera con «Grounded» (1988) di Gilbert & George La sala con «Drawing 10 Kondoa» (1983) di David Tremlett e gli affreschi di Fumagalli e Martorana La sala 14 di Palazzo Butera con opere di Gilbert and George, Melville e Tremlett
Giusi Diana |  | Palermo

Acquistato cinque anni fa da Francesca e Massimo Valsecchi per essere restaurato e trasformato in centro di ricerca e sede delle proprie collezioni d’arte e di design internazionale, Palazzo Butera, dopo l’arresto forzato, è stato riaperto al pubblico con la più rilevante novità sul fronte espositivo.

Il rientro dalla Gran Bretagna delle collezioni, formalizzato lo scorso anno dopo il prestito decennale a due musei universitari inglesi (il Fitzwilliam di Cambridge e l’Ashmolean di Oxford) ha permesso di completare, dopo il piano terra e il primo piano d’uso privato, anche l’allestimento del secondo piano destinato alla fruizione pubblica, con il progetto architettonico e museografico di Giovanni Cappelletti.

Ma ecco le novità del secondo piano, visitabile a cantiere aperto già in occasione di Manifesta 12. Appena varcata la soglia, salendo lo scalone monumentale disegnato nel 1836 da Eugène Viollet-le-Duc, si accede a una grande Galleria che era stata coperta da un controsoffitto che occultava quel che rimaneva di un grande affresco settecentesco. Oggi si presenta come una volta drammaticamente orbata nella parte centrale, con affreschi residui di Gaspare Fumagalli, un palinsesto in cui leggere le varie fasi della storia del palazzo, compreso lo squarcio aperto negli anni ’50 per far posto a un lucernario.

Sotto sono stati allestiti i dipinti di Gaspare Vizzini raffiguranti i possedimenti dei principi di Butera, collocati in origine al primo piano, insieme a dipinti con scene di vita a palazzo e alcuni notturni. Fin qui la musealizzazione del palazzo stesso. Ma è nell’impressionante infilata di sale successive che si estende la ricchissima collezione dei Valsecchi con opere d’arte antica, moderna e contemporanea in dialogo con l’eccellenza delle arti decorative europee e non, e una particolare attenzione per artisti e designer inglesi attivi tra ’800 e ’900.

Dieci opere di grande formato del duo britannico Gilbert & George sono appese in ciascuna sala sopra i caminetti, circondate da mobili, vetri, argenti e suppellettili spesso ispirati ai viaggi in Oriente, testimoniati da acquerellisti inglesi di fine ’800 come Arthur Melville, accostate seguendo assonanze formali e tematiche con opere di diverse epoche e stili, tra gli altri, di Fra Galgario, John Constable, Edward Burne-Jones, James Whistler e Andy Warhol, solo per fare qualche esempio.

Argenti inglesi e Fabergé, vetri austriaci su disegno di Josef Hoffmann, vetri di Carlo Scarpa, vasi zulu e scudi aborigeni che hanno ispirato opere di David Tremlett e Tom Phillips imbastiscono diverse corrispondenze. Tra le altre opere, una brocca e un bacile Bullock destinati a Napoleone in esilio a Sant’Elena, e suppellettili ispirate all’antico, come i vasi di Wedgwood di fine ’700, e un mobile di Thomas Chippendale parte di un arredo presente nelle collezione del Victoria & Albert Musuem. Ma è lo scozzese Cristopher Dresser, pioniere dell’industrial design, a rappresentare una delle passioni collezionistiche e di ricerca dei Valsecchi. In esposizione diversi suoi oggetti tra cui un grande vaso e un candeliere del 1883 di influenza giapponese.

Tra gli artisti contemporanei spicca la presenza di Richard Hamilton, Hamish Fulton, Gerhard Richter e Bernd e Hilla Becher. Lungo le venti sale del secondo piano, diverse pitture murali di David Tremlett colmano il vuoto lasciato dagli affreschi distrutti negli anni Venti. L’ultima sala del percorso di visita è la «Camera del pensiero», opera ambientale appositamente commissionata ad Anne & Patrick Poirier, a cui si devono diversi interventi artistici lungo i tre piani a partire dall’ingresso, la Corte delle palme.

Gli allestimenti cambieranno periodicamente, generando nuove corrispondenze tra gli oggetti, in un’idea di museo come organismo vivente e in continuo movimento.

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