Criptoarte: rivoluzione o bolla speculativa?

I 69,3 milioni per l’opera di Beeple spalancano il mercato a nuove frontiere, tra entusiasmi e scetticismi

Elena Correggia |  | New York

Intorno al suo nome, criptoarte, che richiama vagamente il fantomatico minerale a cui era allergico Superman, c’è ancora molto mistero. Ma dopo l’esito record dell’opera firmata da Beeple, «Everydays: The First 5000 Days», che da Christie’s l’11 marzo scorso, dopo due settimane di offerte al rialzo, è stata aggiudicata in un’asta online per oltre 69,3 milioni di dollari (partendo da un’offerta iniziale di 100 dollari e diventando la terza opera più costosa di un artista vivente venduta all’asta, dietro a Jeff Koons e David Hockney, Ndr), il mondo dell’arte non può più rimanere indifferente a un fenomeno che senza dubbio ha conquistato una forte visibilità mediatica.

Benché l’arte digitale esista da anni, la popolarità risale soprattutto agli ultimi mesi, sostenuta dalla brusca accelerata di quotazioni di alcune opere. Si tratta in particolare di criptoarte, ovvero di quella parte di arte digitale costituita da Nft (Non Fungible Token), file certificati su una blockchain al cui interno sono custodite informazioni come la firma dell’autore, le caratteristiche dell’opera e soprattutto i passaggi di proprietà. Un aspetto di essenziale importanza per l’arte digitale, per sua natura facilmente replicabile e falsificabile.

Fra i risultati recenti e più eclatanti, a febbraio l’artista canadese Mad Dog Jones, creatore di visionari panorami metropolitani in stile cyberpunk, ha venduto la sua serie di lavori «Crash+Burn» sul sito Nifty Gateway per 3,9 milioni di dollari, mentre «Nyan Cat», l’immagine animata, già celebre sul web, di un gattino volante che traccia una scia arcobaleno, inventata da Chris Torres 10 anni fa e simile a un videogame degli anni Ottanta, ha trovato un acquirente disposto a sborsare 580mila dollari circa. Stessa fortuna hanno sperimentato alcune «faccine» composte da pixel della serie «CryptoPunks», prodotte da una software house newyorkese, Larva Labs, e vendute online: la top della serie è stata acquistata per oltre 7,5 milioni di dollari.

Infine l’exploit di Beeple, al secolo Mike Winkelmann, graphic designer del South Carolina, sconosciuto a critici e galleristi ma ben introdotto nel mondo dei social media, con 1,8 milioni di follower su Instagram e collaborazioni nel mondo della moda con marchi come Nike e Louis Vuitton, così come con artisti come Katy Perry e Childish Gambino. La sua creazione dei record figura come un enorme collage digitale di immagini, realizzate una al giorno per 13 anni a partire dal primo maggio 2007.

Un insieme magmatico e variegato, dagli schizzi grafici alle più elaborate immagini in 3D che alternano astrazione e scene del quotidiano, grottesco, surreale, mondi fantastici e satira politica e sociale. Mentre circa 22 milioni di spettatori erano collegati al sito di Christie’s, ad acquistare il lavoro di Beeple sono stati Metakovan, pseudonimo di Vignesh Sundaresan, fondatore e finanziatore di Metapurse, fondo di investimento in Nft con base a Singapore, e Anand Venkateswaran, alias Twobadour.

Metakovan ha commentato in modo trionfalistico: «Rappresenta 13 anni di lavoro quotidiano, le tecniche sono replicabili e l’abilità superabile, ma l’unica cosa che non puoi manipolare digitalmente è il tempo. Questo è il gioiello della corona, il pezzo d’arte di maggior valore per questa generazione. Vale un miliardo di dollari». L’entusiasmo è tale che hanno annunciato l’intenzione di costruire un museo virtuale per ospitare e mostrare pubblicamente l’opera d’arte digitale da record di Beeple: «Contiamo di lavorare con alcuni dei migliori architetti del pianeta per progettare qualcosa di veramente degno di questo capolavoro, hanno dichiarato. La bellezza di questo pezzo è che può essere vissuto ovunque tu sia, mentre la Gioconda si trova in uno spazio fisico».

Il pubblico potrà visitare digitalmente il museo attraverso un normale browser internet, come con altri musei online che Metapurse ha creato, ma sarà anche accessibile utilizzando auricolari di realtà virtuale per una «esperienza davvero immersiva. Come scegli di immergerti dipende da te», hanno aggiunto.
Anche se questo entusiasmo non è condiviso da molti collezionisti e operatori del mondo dell’arte, a cavalcare l’onda è stata Christie’s che, pioniera fra le major degli incanti a ospitare un’opera digitale Nft e ad accettare offerte anche in criptovaluta, è entrata in contatto con una platea di offerenti per il 91% nuova e composta soprattutto da giovani (per il 58% Millennial) e americani (per il 55%), mentre i collezionisti baby boomer (1946-64), solitamente lo zoccolo duro nelle aste più blasonate, hanno rappresentato solo il 3% degli offerenti.

Anche Sotheby’s ha annunciato che collaborerà con Pak, l’artista digitale fondatore di Archillect, una piattaforma di condivisione di contenuti visivi basata sull’intelligenza artificiale, per la vendita di un Nft. La casa d’aste ha aggiunto che nei prossimi mesi «introdurrà anche noti artisti contemporanei nello spazio dell’arte digitale» e inizierà ad accettare criptovalute per la vendita di questi lavori. Non è la prima volta che Sotheby’s e Pak ci provano. Il 5 gennaio Pak ha twittato per offrire un’edizione del proprio lavoro «The Title» (2020) a una casa d’aste e Sotheby’s ha twittato in risposta: «Siamo incuriositi...». «The Title» consiste in versioni apparentemente identiche della stessa immagine vendute in diverse edizioni con un prezzo compreso tra 0 e 1 milione di dollari. Una è stata acquistata proprio da Max Moore, corresponsabile della Art day sale di Sotheby’s a New York.

«A mio avviso il lavoro di Beeple rappresenta un punto di rottura, un po’ come fu la “Merda d’artista” di Manzoni, un modo per realizzare uno strappo, catalizzare l’attenzione e uscire da una nicchia di addetti ai lavori», afferma Angelica Maritan, collezionista di arte digitale e fondatrice di Speakart, società che offre servizi digitali per l’arte.

«Senz’altro il 50% di artisti che troviamo in questo mercato non ha nulla da dire e la velocità di accelerazione di alcune quotazioni porta con sé il rischio di una bolla speculativa, penso a un bravo artista come Pak che in sei mesi è passato da quotazioni di qualche decina di migliaia di euro a valori con uno zero in più, prosegue la Maritan. Si aggiunga poi il fatto che l’eventuale pagamento in criptovaluta somma al rischio di fluttuazione del valore dell’opera anche il rischio di variazione del valore della valuta. Ma spero che ciò non bruci la partenza di un’arte che trovo nel complesso molto divertente. Fra i nomi che ho collezionato o che mi piacerebbe collezionare in futuro posso citare un duo di successo come Hackatao, Alexander Van Glitch e Kyle Szostek, che simula digitalmente le reazioni fra materiali diversi, con suggestivi effetti cinetici. In particolare suono e movimento sono due aspetti peculiari della bellezza della criptoarte che apprezzo molto».

Le opere Nft possono essere acquistate su marketplace digitali come Nifty Gateway, Makerplace, Know Origin, Opensea, SuperRare, che accettano pagamenti in criptovaluta e, in alcuni casi, anche in moneta fiat. L’usabilità di questi siti non è ancora ottimale (alcuni di essi, ad esempio, non presentano filtri avanzati per effettuare ricerche) e rappresenta ancora un limite evidente.

«Se in passato questi marketplace erano ad accesso libero per qualsiasi artista volesse proporre le sue opere ora, superata la fase di rodaggio, alcune piattaforme pongono una selezione all’ingresso, facendo scelte di natura curatoriale, effettuate da esperti del settore, continua Angelica Maritan. Ma per lo sviluppo di un mercato consistente ci sono ancora numerosi limiti da superare, a partire dall’interoperabilità fra piattaforme di vendita, che per ora parlano linguaggi diversi, e le oscillazioni  sulle commissioni di vendita che devono essere corrisposte, dovute alle fluttuazioni delle transazioni in criptovaluta».

C’è poi chi dà una lettura cauta del fenomeno, mettendo in guardia dai rischi di un’acritica corsa all’oro digitale: «Senz’altro siamo di fronte a una componente nuova da prendere in considerazione, ma non penso che modificherà radicalmente il mercato, afferma il consulente d’arte Massimo Vecchia. Non condivido nel merito chi classifica questi esperimenti come non arte per via della loro non esteticità, perché l’arte ha smesso di essere imitazione della natura da 150 anni. Tuttavia, riconosco come la dinamica dei prezzi abbia evidenti connotazioni di bolla speculativa: ci sono alcuni nomi fino all’altro ieri sconosciuti che hanno fatto numeri eccezionali vendendo in prima persona e con un notevole battage mediatico, bruciando le tappe del normale percorso di un artista emergente. Molti di loro usano pseudonimi e non pubblicano il curriculum. Penso che sia ancora presto per pensare a un effettivo mercato secondario dei criptoartisti. Per dare loro serietà, anche da un punto di vista collezionistico, è necessario calmierare gli exploit economici e attendere il coinvolgimento di alcune gallerie preparate».

Dopo i primi fuochi d’artificio bisognerà quindi attendere per capire il futuro del mercato, ma ciò che è già sicuro è come la criptoarte comporti un modo completamente nuovo di fruizione delle opere: può essere scaricata e ammirata su qualsiasi monitor, oppure conservata semplicemente in un «cloud» senza neppure essere vista, come qualcuno custodisce opere fisiche in una cassaforte. «Si tratta di oggetti nati con la tecnologia blockchain che incorporano in modo crittografato tutte le informazioni rilevanti, in modo univoco, non replicabile né corruttibile e ciò è un aspetto positivo e di trasparenza, che supera il concetto di autentica su fotografia e garantisce la sicurezza dei documenti a corredo dell’acquisto, commenta Vecchia.

Penso che ci vorrà tempo perché il collezionismo tradizionale accetti questo tipo di arte, ma non mi stupirei se in autunno o l’anno prossimo accanto a un importante dipinto rinascimentale, a un Rothko e a un Fontana nelle grandi aste internazionali cross-category fosse inserita un’opera Nft, magari con la possibilità di pagarla in moneta virtuale. È un nuovo tipo di arte, è entrata a far parte del sistema e dovrà essere monitorata, senza allarmismi, né facili entusiasmi».

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