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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliNello scavo affacciato sul mare sono emerse fortificazioni e la balaustra di un altare. Francesco D’Andria è sicuro che il luogo corrisponda all’approdo di Enea descritto da Virgilio nel III libro dell’Eneide: «Crescono le brezze sperate, e già il porto si apre / ormai vicino, e sulla rocca appare il tempio di Minerva».
La convinzione dell’archeologo e docente presso l’Università del Salento poggia in primo luogo sulla stupenda statua acefala che lì ha rinvenuto nel 2015 e che a suo giudizio simboleggia una Atena attica. E con questa scultura in veste di star il Museo archeologico di Castro, diretto dallo stesso D’Andria, dall’apertura ai primi di agosto a fine novembre ha totalizzato 6mila visitatori con sale strapiene e code all’ingresso durante l’estate.
«La testa e altri ritrovamenti sono frutto degli scavi di ottobre-novembre fatti con giovani archeologi dell’università salentina. Questa campagna l’ha finanziata con 20mila euro un privato, Francesco Lazzari, per ricordare il padre, il grande geologo Antonio nativo del paese, poiché i soldi della Regione erano finiti. Tengo a dire che con l’Università, il Comune e la Soprintendenza è una bella storia di compartecipazione tra istituti, ma siamo lontani dalla fine, speriamo di trovare fondi e sponsor», auspica D’Andria. Quanto emerso ora, sostiene, conferma la sua ipotesi di un tempio a Minerva: «Abbiamo trovato la fortificazione romana del II secolo a.C. L’antico santuario di Atena probabilmente era stato distrutto durante le guerre annibaliche nel III secolo a.C. E quando i Romani cacciarono Annibale chiamarono questo punto strategico sul Mediterraneo “Castrum Minervae”. Atena di Troia era per loro importante in quanto era l’Atena di Enea, quindi dei loro antenati troiani che fondarono Roma. Di conseguenza, con un atto di pietas verso il culto precedente, sistemarono le mura con una colmata. Adesso abbiamo trovato la colmata e, in negativo, quello che era il santuario».
La campagna ha portato alla luce anche «frammenti della statua e decorazioni dell’altare». E la testa di ariete? «Supponiamo fosse la parte terminale di un vaso, conclude l’archeologo. È una scultura preromana, del IV secolo a.C., l’unica mai trovata in Puglia in avorio, un materiale così prezioso che veniva lavorato nelle regge, in particolare della Macedonia».
Stefano Miliani
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