Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione GdA
Leggi i suoi articoli«Ho la sensazione di stare costruendo, giorno dopo giorno, una specie di labirinto. Il mio studio è un labirinto. È una stanza ricoperta di tavolette, una cripta di ex-voto. Un percorso di sentieri che si biforcano e che si moltiplicano. I miei lavori nascono uno dall'altro. Come tessere di un mosaico, elementi di una grammatica di un linguaggio privato e severo. Vorrei costruire una mia ortodossia, un sistema coerente di segni che bastano a sé stessi. Una struttura che emerge da elementi ripetuti che convergono e si intrecciano. Amo il minimalismo, è da lì che sento di venire.
I miei quadri diventano sempre più piccoli. Ho quasi sempre fatto quadri piccoli. Mi è venuto naturale. Credo che abbia a che fare col pudore, con la difficoltà di esibire. E credo che le piccole dimensioni riescano a favorire la condizione psicologica di caduta, di concentrazione, di discesa interiore. Il piccolo rettangolo che ho di fronte diventa l'esatto perimetro della mia follia controllata. Il massimo di eccitazione interna si sostiene con il minimo di dispersione fisica.
Ho bisogno di semplicità. I miei materiali sono tavolette di legno, carta, carbone, olio, cera. È come una pratica ascetica. L'atemporalità è uno degli elementi che rende omogeneo ciò che faccio. Una specie di indeterminatezza storica, che finisce per dare al qui e ora un senso di incertezza e di sradicamento quali solo l'altrove possiede. Qualcosa di legato anche alla struggenza.
La mia è l’ora del crepuscolo, del momento in cui il mondo trasale e attende immobile. L'istante della rivelazione, quella che i Sufi chiamano Zikhr, la rimembranza di Dio. Per questo la luce della mia pittura non è il luogo della ragione, quanto piuttosto quello della rivelazione, dell'apparizione. Convive intrecciata all'ombra che è l'universo del possibile, del profondo, delle infinite modalità dell'esistenza, della condizione aurorale e originaria».
Questo breve testo di Franco Rasma porta dentro tutte le istanze del suo lavoro nel corso di più di cinquant’anni. Percezioni della mente, che scavalcano quel limite del senziente per condurre il fruitore in una landa crepuscolare, in luoghi o condizioni psichiche anche vagamenti extra-corporee. Figure, segni, simboli, un alfabeto universale che pare raccontare la vita di uomo che si è spinto oltre i normali confini della percezione, e da quelle lande, come fossero epifanie, ci invia segnali.
Tra mostre personali è utile ricordare, Franco Rasma alla Galleria Weber (1991), Galleria Scognamiglio e Teano (2004) e la partecipazione ad Art Basel con la Galleria Lucio Amelio (2004), la personale presso MEB Arte Studio (2015). Tra le mostre collettive, Arte italiana ultimi 40 anni, Galleria d'Arte Moderna (1997), Paesaggio Italiano, Galleria Il Milione e Istituto di Cultura Italiana a Koln (1999).
Franco Rasma, Borgomanero, 1943
• MEB Arte Studio
CONTINENTE ITALIA
Una mappa dell'arte italiana nel 2021
Franco Rasma
Altri articoli dell'autore
Dopo aver contribuito a costruire l'espansione internazionale di Art Basel, Marc Spiegler con una lucida analisi sul New York Times invita le gallerie a ripensare il proprio modello. In un mercato stagnante, tra costi crescenti, collezionisti più selettivi e il ridimensionamento delle mega-gallerie, il futuro potrebbe passare meno dalla globalizzazione e più dalla capacità di coltivare comunità locali, relazioni dirette e identità riconoscibili.
Nomos Edizioni presenta il volume di Maria Pia Guermandi, «RESTITUIRE. L’elefante nella stanza dei musei occidentali», dedicato al tema delle restituzioni del patrimonio culturale sottratto in epoca coloniale e oggi conservato nei musei occidentali. Il libro analizza il ruolo delle norme internazionali e delle istituzioni museali nel rendere complesso il processo di restituzione
Dal 10 settembre al 24 ottobre 2026 la galleria Sorry We’re Closed di Bruxelles ospita la mostra personale di Kristof Santy, «BOLERO», con dipinti, disegni e opere su rame inedite. Il progetto esplora la trasformazione dell’ordinario attraverso ritmo, ripetizione e variazione, in dialogo con riferimenti alla tradizione pittorica belga e al modernismo europeo
Fino al 13 settembre 2026 l'M9 – Museo del ’900 mette in dialogo fotografia e letteratura attraverso l’opera di Loïc Seron e gli scritti di Mario Rigoni Stern, trasformando l’Altopiano di Asiago in un racconto visivo fatto di memoria, paesaggio e relazione tra uomo e natura



