CONTINENTE ITALIA | Corrado Levi

Artisti italiani, virtuosi non virtuali: le tecniche, i temi e le quotazioni di mercato dei nomi più votati dell'inchiesta

Corrado Levi
Riccardo Deni |

«Sono un italiano di plurima formazione: allievo, come architetto, di Franco Albini e Carlo Mollino, come scrittore di Karl Kraus e di Erik Satie, come artista di molte generazioni di artisti, dall’Arte Povera di cui imparo il linguaggio, alla Transavanguardia a cui rubo la libertà, ai graffiti di cui invidio la strada, e molti altri».

Queste poche righe di Corrado Levi basterebbero forse a raccontare una delle anime più poliedriche e lievi dell’arte italiana degli anni Ottanta e Novanta, e non solo. Vero interprete della lezione calviniana sulla leggerezza e sull’ironia, Corrado Levi formalmente è architetto, artista e scrittore, laureato con Carlo Mollino e assistente universitario di Franco Albini.

Il suo legame con Calvino risiede anche in quell’«americano» delle lezioni: Levi espone molte volte a New York e fa del rapporto con la cultura d’oltreoceano e con molte generazioni di artisti a cavallo tra il mondo italiano ed americano, un propellente visivo e culturale per il proprio lavoro. Potremmo dire tra Torino e l’America, in sostanza, traiettoria di un altro illustre del pensiero visuale italiano, Paolo Icaro, così come il rapporto con un’altra torinese a volte dimenticata, Carol Rama.

Questo continuo movimento tra intimità italiana, poverismo o pittura, e potenza americana, origina nel lavoro un doppio binario abbastanza unico nel panorama contemporaneo, ed un procedimento progettuale che sembra procedere non solo per cicli ma anche per errori. Questa modalità viene, ad esempio, ben estrinsecata nella mostra del 2010, curata da Giacinto Di Pietrantonio e Beppe Finessi, alla GAMeC di Bergamo, dal titolo emblematico «18 differenti modi di progettare ad arte».

Opere che mostrano innumerevoli combinazioni e possibilità del fare arte, del progettare un lavoro. Ma anche opere che partono da errori, che trovano soluzioni attraverso un rosario piuttosto ampio di variazioni sul tema, sperimentando tutte le possibilità a portata di matita, pennello, scultura, installazione.

Non solo, a partire dagli anni Ottanta Levi è stato prima ancora di un artista, un grande animatore culturale a Milano, dove ha trasformò il suo studio di via San Gottardo in un luogo di incontro (e scontro) per giovani artisti, invitandoli per mostre collettive e personali.

Questa sua trasversalità e continuo passaggio di ambienti ne fanno davvero una figura pivotale dell’arte del nostro tempo, sempre con quel suo tocco, quello, ad esempio, usato nel prendere piccoli quadretti, oli su tela insignificanti, da mercatini e avvitarci delle lenti di ingrandimento: un esercizio di attenzione ma anche un gesto un po’ inutile, scherzoso, auto-ironico sul ruolo del pittore.

Corrado Levi ha pubblicato numerosi libri, tra cui, per Corraini Edizioni «Mes amis! Mes amis!» (2007), «Pennellate all'arte» (2012), «1993-2015 incisioni e litografie» (2015), «Come ti quando? Am I a gymnast or an artist?» (2020) e «Novità in casa» (2020).

Nel 1988 ha realizzato per la mostra «Le Case della Triennale» in occasione della XVII Esposizione Internazionale l’opera di grandi dimensioni «Coralli d’asfalto». Altre sue opere sono state esposte in Triennale in «Quali cose siamo», 2010, e in «Il design italiano oltre le crisi», 2014. Del 2020 la personale Corrado Levi «Tra gli spazi», a cura di Joseph Grima e Damiano Gullì.

Corrado Levi:
• Ribot Gallery
• Fabbrica EOS
• Opere € 10.000 – € 35.000

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