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Restauro

Concorso beffa per i restauratori

Una situazione paradossale che declassa l’élite del restauro italiano e il prestigio stesso dell’Iscr negli anni precedenti al 2009

Una restauratrice all'opera su un affresco

Roma. Da un anno i candidati aspettavano l’esito del concorso Ripam-Mibact (bando del 2016) per l’assunzione di 80 funzionari restauratori. Quando, il 20 novembre scorso, sono state pubblicate le graduatorie, i restauratori diplomati alla Scuola di Alta Formazione (Saf) del Mibac prima del 2009 che avevano partecipato al concorso hanno fatto una (per loro amara) scoperta: il punteggio assegnato per il loro titolo è «Zero». Per quanto importante fosse la loro esperienza e brillanti gli esami sostenuti al concorso, nella graduatoria quello «Zero» alla voce «titoli» li ha penalizzati.

Una situazione paradossale che declassa l’élite del restauro italiano e il prestigio stesso dell’Iscr negli anni precedenti al 2009, quando i suoi metodi e la qualità di quel diploma erano un modello in tutto il mondo. Particolare inquietante: la commissione esaminatrice del Mibac ha preso la decisione di valutare «Zero», cioè non esistente, il diploma Saf trascurando o mal interpretando una serie di norme in vigore, con una votazione a maggioranza (due su cinque hanno votato contro).

Eppure il problema della equiparazione del diploma Saf ante 2009 alla «laurea magistrale Lmr-02» era stato risolto senza possibilità di dubbi e dopo lunga attesa (il primo riconoscimento dell’eccellenza di quel titolo era già contenuto nel Codice dei Beni Culturali del 2004) dal decreto del 21 dicembre 2017 firmato dagli allora ministri Dario Franceschini per il Mibac e Valeria Fedeli per il Miur, pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» il 6 luglio 2018. Dunque tutto era chiaro ben prima della pubblicazione della graduatoria finale. Come è stato possibile non tenerne conto creando un’evidente ingiustizia? Era stato consultato l’ufficio giuridico del Mibac?

La palese contraddizione partiva dalle stesse regole di accesso al concorso del 26 aprile 2016 (che riguardava l’assunzione di 500 funzionari e tra questi 80 restauratori): tra i requisiti era prevista la laurea specialistica o magistrale o diplomi di laurea equipollenti e anche «diploma delle Scuole di alta formazione e di studio che operano presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro», e appunto il «riconoscimento della qualifica di restauratore ai sensi dell’art. 182 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio». Non solo, la stessa commissione aveva chiarito e scritto che i titoli Saf sarebbero stati ritenuti validi per l’attribuzione del punteggio finale. Del resto, i diplomati Saf erano stati ammessi in base alle regole stesse del bando di concorso e soltanto nella fase di valutazione finale il loro titolo è evaporato.

Non possiamo dunque essere sicuri che i restauratori assunti siano davvero i migliori e che non siano stati invece scartati altri candidati per un’errata interpretazione delle norme. La graduatoria pubblicata è comunque ufficiale e sono in corso le procedure per l’assunzione al Mibac dei vincitori. Ma è soltanto l’inizio di una ennesima battaglia di ricorsi alla giustizia amministrativa e richieste in autotutela dei restauratori discriminati perché le graduatorie vengano corrette. I Tar avranno lavoro per i prossimi mesi.

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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