Con chi dialoga Damien Hirst

Alla Galleria Borghese il «genio inglese» del commercio, della politica, dell’economia, del sarcasmo e della presa in giro verso il mondo mainstream che abbocca a tutto

Una veduta dell'allestimento della mostra «Damien Hirst - Archaeology Now», Galleria Borghese, Roma
Dario Del Bufalo |

È in corso a Roma «Archaeology now», la mostra delle creature del vivente e contemporaneo artista Damien Hirst nei saloni della Galleria Borghese. Quasi tutta la critica (eccetto Flaminio Gualdoni) plaude all’iniziativa di esporre opere d’arte del «genio inglese» nelle stesse sale dove sono esposte da secoli sculture classiche, barocche e neoclassiche.

Addirittura il «Corriere della Sera» il 7 giugno scrive «I lavori di Hirst completano la molteplicità di invenzioni e tecniche presenti nella collezione Borghese!». Il giornalista si è vergognato di firmare il redazionale di «Living». Sì, Hirst è un genio! Certo un genio del commercio, della politica, dell’economia, del sarcasmo e della presa in giro, indirizzata specialmente a quel mondo mainstream che abbocca a tutto e di opere vendute a quel limitato mondo del lusso che acquista tutto purché costi moltissimo o vada di moda tra gli ignoranti e burini ricchi amanti del metakitsch.

Le opere sono quelle già viste a Venezia nel 2017 a Palazzo Grassi, ma il capriccioso inglese di Bristol (stessa città natale di Banksy, strano no?) voleva togliersi lo sfizio di «stuprare» la Galleria Borghese e così dopo il ridicolo «Bacon vs Caravaggio», gli allucinati curatori hanno tentato il famoso «dialogo» tra antico e contemporaneo. Purtroppo assistiamo a una scena muta. I ragazzi proprio non parlano la stessa lingua, figuriamoci se possono dialogare! Certo l’evento dell’inaugurazione è stato molto glamour per tutta la solita Roma dei riccastri cafonali e delle «strappe» rifatte.

Guarda caso dopo la morte dello scultore polacco Igor Mitoraj (avvenuta nel 2014), il buon Damien si butta sull’archeologia e la mitologia classica scippandogli l’esclusività del mito antico. Mitoraj, altro artista straniero che ha trovato l’America in Italia forse anche grazie alla fortuna di tutti i polacchi in un certo periodo di papato. Geni stranieri che in Italia trovano Storia, Mito, Arte e Artigianato di altissima qualità (non a caso le loro opere più complesse sono eseguite in Italia), loro ci mettono solo il nome e il marketing, fanno un sacco di soldi e noi stiamo a guardare…

Intorno al 1610 il paziente papa Paolo V Borghese sollecitava il cardinal nepote Scipione a prendersi cura dei restauri della sua dimora estiva extraurbana alla Cicognola, invece di perder tempo e denaro per l’allestimento del suo Casino nel giardino della Villa urbana, con le sue collezioni di marmi archeologici e antichità classiche che voleva far convivere con opere di artisti contemporanei come Bernini, Cavalier d’Arpino, Caravaggio ecc.

Nonostante i rimproveri del papa, il povero Scipione ci aveva visto lungo ad acquistare opere di artisti suoi contemporanei e incurante delle critiche dello zio papa, mise su un «giocattolo» che resiste da quattro secoli a guerre, saccheggi e correnti… Lui sì, riuscì a far «dialogare» l’arte antica con quella contemporanea. Ma oggi con Hirst di che diavolo di dialogo parlate?

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