Completato il disegno di Burri

10 milioni di euro investiti negli Ex Seccatoi del Tabacco a Città di Castello dal 2015 a oggi, senza nessun contributo pubblico

Fondazione Burri ex Seccatoi © Stefano Miliani
Stefano Miliani |

Un’opera dalla superficie piana e completamente nera fornisce una buona prova dell’efficacia di un sistema d’illuminazione in uno spazio museale. La Fondazione Burri di Città di Castello ha rinnovato il piano rialzato degli enormi ex Seccatoi del tabacco, dove l’artista (1915-95) creò e volle collocare dieci «Grandi cicli».

Il nuovo impianto di luci a led, montato sulle medesime strutture scelte dall’artista, permette di vedere senza riflessi le opere dove domina il nero, come i cicli «Annottarsi» (1985-87) o «Grandi Neri» (1988-90). Valga aggiungere che la luce regge benissimo anche sulle superfici più variopinte e squillanti.

Gli ex Seccatoi sono stati riaperti al pubblico dopo due anni di lavori. L’istituto presieduto da Bruno Corà, che espone e tutela l’opera di Albero Burri nella sua città natale, sia nei capannoni sia a Palazzo Albizzini nel centro storico, ha concluso un complesso lavoro nel piano rialzato con le sue 128 opere.

L’esito generale è eccellente e ben calibrato. In quegli spazi altissimi dove un tempo veniva essiccato tabacco tropicale, d’inverno faceva freddo. Adesso non più, grazie a un impianto a pavimento il clima è regolato meglio e d’estate la temperatura sarà adeguata, assicura l’architetto Tiziano Sarteanesi, responsabile dei lavori e coordinatore del progetto.

Iniziati nel 2020, i lavori si sono conclusi superando qualche rallentamento per la pandemia e hanno investito tutti gli undici capannoni. I tetti hanno una coibentazione più efficace per il risparmio energetico, un sistema di drenaggi e canalizzazioni tiene sotto controllo la falda acquifera sotto l’edificio, i capannoni hanno un nuovo solaio per una miglior areazione, interventi strutturali conferiscono maggior stabilità all’edificio, le opere sono state ripulite dalla polvere, l’intero museo adesso ha una rete wi-fi, fibra ottica, telecamere e impianti audio.

La Fondazione, rimarca Sarteanesi, ha mantenuto le pareti in cartongesso volute a suo tempo da Burri e la medesima scansione delle opere. Non ultimo, l’istituto ha coinvolto nei lavori quasi esclusivamente ditte del territorio.

La Fondazione, avverte sempre l’architetto, ha in campo altri progetti: un impianto fotovoltaico, programma di realizzare un bunker per opere, un laboratorio di restauro e uno per la didattica coinvolgendo istituzioni come l’Università Sapienza di Roma, di acquistare una palazzina adiacente al giardino, di creare un punto di ristoro.

La spesa complessiva ammonta a 10 milioni di euro: include il rinnovamento del piano sottostante, vale a dire l’area per circa 200 opere di grafica, mostre, touch screen, bookshop e via dicendo, inaugurato nel 2019.

In tutto fanno sette anni di lavori: dal 2015 al 2022. «Alla stregua dei grandi pittori che hanno decorato chiese e palazzi Burri ha sempre ritenuto che opera e ambiente dovessero costituire un unicum indissolubile, commenta Corà. La Fondazione ha fatto i salti mortali, ma, insieme a Palazzo Albizzini, questo spazio è esemplare e tra i più grandi a livello internazionale per un solo artista. Credo che stiamo attuando il disegno di Burri».

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