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Collezione Torlonia | Gli Aboutaam

L’attività, non limpidissima, dei titolari della Phoenix Art Gallery

I fratelli Ali e Hisham Aboutaam

Quello degli Aboutaam non è un nome inedito per l’arte. A partire dal 1960 è stato un commerciante assai celebre il padre, Suleiman, morto con la moglie in un incidente aereo in Canada nel 1998; alla partenza, aveva dichiarato di trasportare un dipinto di Picasso, diamanti e gioielli: la Swissair indennizzerà i tre figli (i due fratelli Ali e Hisham e la sorella Noura) con 200 milioni di dollari. La loro società, la Phoenix nata a metà degli anni Sessanta, ha rifornito di antichità molti dei maggiori musei. I due fratelli sono stati più volte indagati: perquisita un anno fa la sede di Bruxelles; investigati per sottrazione di materiali archeologici in Egitto e Medio Oriente; restituiti pezzi provenienti dalla Mesopotamia trovati in Svizzera in loro possesso. Ali era stato anche condannato a 15 anni in Egitto, e per questo arrestato in Bulgaria. Ma poi il caso fu risolto. Non occorre aggiungere che si sono sempre dichiarati estranei a qualsiasi traffico illecito, ma hanno lasciato tracce anche nelle inchieste italiane.

Nel Porto franco di Ginevra

Gli Aboutaam possedevano dei locali nel Porto franco di Ginevra, come anche Giacomo Medici, il mercante italiano condannato a otto anni. Durante le indagini del 2001 contro Medici, Robert Hecht (che nel 1972 aveva venduto al Metropolitan Museum di New York il Cratere di Eufronio) e Marion True (curatrice per le antichità al Getty), il pm Paolo Giorgio Ferri ha sequestrato in quei depositi «300 reperti e cinque pannelli di affreschi», materiali spesso di scavo assai recente la cui origine italiana è documentata dalla perizia degli archeologi Daniela Rizzo e Maurizio Pellegrini. I legami tra Giacomo Medici e gli Aboutaam erano stretti. Avevano stipulato un «accordo di partenariato» per acquistare insieme una collezione di vasi antichi: Medici stanzia due milioni di dollari, loro uno. Per Pietro Casasanta, il «re dei tombaroli» come lo definisce il «Wall Street Journal» in prima pagina, i locali dei due fratelli erano «grandi come la cupola di San Pietro, con un magazzino che a girarlo tutto ci vuole la moto».

Un vaso da un milione

Tra i materiali restituiti all’Italia c’è un’Hydria ceretana alta 40 cm e del diametro di 20 decorata con la Fuga di Ulisse dall’antro di Polifemo. Era al Metropolitan e apparteneva alla collezione di Shelby White, vedova del miliardario Leon Levy che ha finanziato con 20 milioni di dollari la nuova ala greco-romana del museo newyorkese. Pellegrini ha ritrovato il cratere, ancora sporco di terra e da restaurare, tra le migliaia di foto e polaroid di Medici. Shelby White ha detto di averlo acquistato dagli Aboutaam per 1,2 milioni di dollari.

Da dove viene il cratere?

La tomba di un ignoto princeps ad Ascoli Satriano ha restituito dei capolavori tra cui il Trapezophoros del 300 a.C.: due grifoni che sbranano una cerva. Che l’avesse venduto Medici il Getty lo sapeva già dal 1985: lo scrive in un suo rapporto interno Arthur Houghton, allora direttore delle antichità del museo. Scrive di aver parlato con il «trafficante» e che in quella tomba vi era anche «un discreto numero di vasi del Pittore di Dario», il più importante narratore di scene mitologiche della ceramografia apula. Pellegrini ne ha identificati molti dai numeri in sequenza delle polaroid di Medici in cui figurano alcuni vasi e il Trapezophoros ancora da restaurare. Proprio nel medesimo tempo il Museo di Berlino acquista ventun vasi apuli, alcuni dei quali di Dario, e li dichiara provenienti dalla medesima tomba e quattro di questi sono tra le foto Medici. Un altro, a mascheroni con scene dell’Iliade, era invece esposto nel 2016 a New York, in uno stand del Tefaf: era quello della Phoenix.

COLLEZIONE TORLONIA
Come è chi cercò di venderla
I tesori
Gli Aboutaam
Il pm Ferri


Fabio Isman, da Il Giornale dell'Arte numero 497, aprile 2020



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