Ci vedevamo nello studio di Manlio Rho

Nella Pinacoteca Civica si rivisita la figura di uno dei protagonisti della cultura visiva comasca degli anni Trenta e Quaranta, tra arte e architettura

Il gruppo degli astrattisti e architetti comaschi alla XXII Biennale di Venezia, nel 1940
Ada Masoero |  | Como

Lo studio di Manlio Rho (Como, 1901-57), in via Carlo Porta, era non solo il luogo della creazione del suo universo astratto ma un centro di aggregazione dell’intero gruppo degli astrattisti e degli architetti che diedero vita alla stagione della cultura visiva comasca degli anni Trenta e Quaranta.

Qui si davano appuntamento i pittori Mario Radice, Carla Badiali, Carla Prina, Cordelia Cattaneo, Aldo Galli e gli architetti Cesare Cattaneo, Giuseppe Terragni, Piero Lingeri, Alberto Sartoris, fra i libri, le fotografie, le riviste italiane e straniere di Rho, cui tutti loro attingevano.

Quello studio è stato ricostruito in una delle sale della mostra «Manlio Rho. Sintesi dell’astratto. La pittura di Manlio Rho e il suo archivio», curata da Elena Di Raddo con Archivio Manlio Rho, che la Pinacoteca Civica dedica fino al 6 febbraio all’artista, nei 120 anni dalla nascita.

Nelle altre sale della mostra, vanno in scena opere esemplari del suo percorso, accompagnate da studi e varianti che documentano la ricerca sottesa a ognuna di esse, inseguendo quell’equilibrio di forme e colori che raggiungeva anche attraverso l’indagine dei capolavori del passato.

Con i dipinti, scorrono in mostra schizzi e lucidi, e gli inediti studi sul colore condotti per il progetto realizzato per l’Ente Moda di Torino. L’«incontro» con l’artista avviene nello spazio contemplativo della Pinacoteca, Campo Quadro, dove ci s’imbatte nell’«Autoritratto» del 1921, mentre all’ultimo piano, nella sezione «Novecento» della collezione permanente, si trovano due sue importanti opere, tra le quali la «Composizione 50/218», esposta nel 1950 alla VI Quadriennale d’Arte di Roma.

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