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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliNapoli. Nella locandina della mostra una croce sulla data del 19 marzo indica senza possibilità di equivoci che l’appuntamento è stato cancellato. Ma l’invito a visitare «Gemito. Dalla scultura al disegno» nel Museo e Real Bosco di Capodimonte rimane valido. Come tantissimi altri luoghi della cultura la cui attività è stata messa in stand by dalla pandemia di Covid-19 anche l’istituzione napoletana ricorre al web e ai social per comunicare progetti e iniziative forzatamente differiti.
La «visita» a porte chiuse è introdotta da un testo in cui il direttore Sylvain Bellenger sottolinea il continuo gioco di scambi tra Napoli e Parigi (dove, al Petit Palais, si è da poco chiusa una mostra a sua cura incentrata sull’«anima napoletana» dell’artista»); il cocuratore Carmine Romano in un video di 15 minuti ci guida tra 100 delle circa 150 opere, tra disegni, dipinti e sculture, selezionate per l’esposizione, mentre il responsabile dell’allestimento, Roberto Cremascoli di COR arquitectos, spiega perché «non è possibile separare l’artista dalla sua città».
Il cocuratore Jean-Loup Champion delinea un ritratto di Vincenzo Gemito (1852-1929) «eterno scugnizzo nell'animo», mentre Maria Tamajo Contarini, terza curatrice della mostra, ci conduce tra le sue opere presenti nelle collezioni del Museo di Capodimonte.
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Architetto, fotografo, docente, artista, allestitore di mostre e storico collaboratore dalla Capitale del nostro giornale, dove per anni ha firmato la «Lettera da Roma»
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