Che cosa sta rivelando il Volto Santo di Lucca

Il restauro in corso nella Cattedrale di San Martino sta offrendo dati utili in merito alla datazione, ai materiali e alla colorazione del Crocifisso altomedioevale

Particolare delle operazioni di analisi del Volto Santo
Laura Lombardi |  | Lucca

Il Volto Santo, nome attribuito per tradizione al Crocifisso altomedioevale conservato nella Cattedrale di San Martino perché ritenuto essere il veridico ritratto del Salvatore scolpito dal discepolo Nicodemo, è stato oggetto di una campagna di indagini effettuate tra il 2012 e il 2021,  sfociata poi nel restauro, accompagnato da ulteriori indagini diagnostiche, iniziato il 1 dicembre 2022 con le prime operazioni per mettere in sicurezza la pellicola pittorica. L’intervento è ancora in corso in un cantiere allestito nel tempietto edificato da Matteo Civitali tra 1482 e 1484 e situato nella chiesa stessa.

Promosso dall’Ente Cattedrale grazie a un accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara e l’Opificio delle Pietre Dure e al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il restauro ha dato luogo anche a un convegno nel quale sono stati presentati i primi esiti e le scoperte riguardanti le tecniche di realizzazione, ma i dati raccolti in corso d’opera saranno resi noti al pubblico con l’ausilio della modellazione 3D.

Per la prima volta è stata presa in esame anche la croce, documentata solo ai primi del Trecento in una miniatura del Codice della Fraternità del Volto Santo. Le analisi realizzate con il carbonio-14 la rivelano in realtà molto più antica, VIII-IX secolo, come si ricava anche dagli strati di colore che la rivestono e dalle decorazioni a contorno della figura di Cristo. Resta da capire il mistero legato ai due legni diversi, castagno per l’asse verticale e cedro per il braccio orizzontale. Infatti, essendo il cedro pianta trapiantata in Europa dal Medio Oriente solo nel XVI secolo, si suppone la scelta di usare un reperto di importazione nell’intento di confermare la provenienza dalla Terra Santa del Volto Santo.
Particolare delle operazioni di analisi delle specie lignee
Le analisi con il carbonio-14, effettuate sulla fascia di tessuto all’altezza della giuntura del braccio sinistro con il torso del crocifisso, attestano ugualmente l’antichità della figura che risulta dunque coeva alla croce. Ricavato da un unico grande tronco di noce interamente scavato all’interno dalla testa ai piedi, il corpo di Cristo ha le braccia innestate tramite un sistema di giunti (tenoni) che s’inseriscono in appositi alloggi (mortasa) e la giuntura è rafforzata da una fascia di tessuto mentre l’unione del crocifisso alla croce è garantita da 6 perni. Mai citati dalle fonti, sono emersi un rifacimento in antico di parte della punta di entrambi i piedi, forse consumati dalla devozione dei fedeli, e un più recente rifacimento di pollice e indice della mano sinistra del Cristo.

La colorazione originaria del Cristo, che siamo abituati a vedere molto scura, anche negli incarnati, resta ignota, ma le analisi chimiche in corso consentono di comprendere le policromie che si sono succedute in antico sulla scultura, come pure per le tinteggiature brune applicate a più riprese in epoca più recente sul Volto Santo. Tra i diversi pigmenti impiegati spiccano i lapislazzuli utilizzati dal primo strato che conferivano una colorazione blu alla veste e tra i leganti individuati troviamo colla animale, albume d’uovo e oli essenziali. E proprio dall’acquisizione da tutti questi dati prende il via la seconda fase del restauro.

Infine, nel rimuovere il fondale di legno rivestito di stoffa che faceva da sfondo al Volto Santo, è apparsa una struttura muraria a conci lapidei, ben diversa dalle altri pareti marmoree con una pittura murale frammentaria, e decorazioni aniconiche a losanghe, girali vegetali e ruote che fiancheggiano una croce color ocra, forse precedenti. Si tratterebbe di muro sopravvissuto a quella cappella medioevale ricordata dai documenti e in parte raffigurata in una miniatura degli inizi del Trecento e che precede il sacello di Civitali, realizzato per la «sacralizzazione» della preziosa reliquia.

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